Aumentano le donne manager in azienda

donne manager

Aumenta la presenza dei dirigenti donne nelle attività formative delle imprese, mentre le aziende che formano anche personale dirigente femminile mostrano una produttività più elevata di quelle che coinvolgono  esclusivamente gli uomini.

Sono i due risultati più rilevanti di un’indagine di Fondirigenti, il più importante Fondo interprofessionale per la formazione dei manager, promosso da Confindustria e Federmanager, con 14 mila imprese e 80 mila dirigenti aderenti e condotta in collaborazione con l’Università di Trento. La ricerca si basa su dati reali, non su proiezioni o stime ed è stata realizzata nel solco della valutazione degli impatti della formazione, da tempo obiettivo di studio e analisi del Fondo.

Il cammino da compiere è certo ancora lungo, sia per innalzare in assoluto il numero dei dirigenti donne (secondo i dati dell’Inps nel 2019 queste rappresentavano appena il 19% del totale dei dirigenti in Italia) sia per coinvolgerle nei processi formativi, ma il passo in avanti, compiuto nell’arco degli ultimi dieci anni, risulta evidente.

La presenza aziendale delle donne migliora l’impatto produttivo 

“Se fare formazione conviene, farla alle donne manager conviene ancora di più”. Lo ha sottolineato  il presidente di Fondirigenti, Carlo Poledrini, introducendo il seminario “Donne manager e performance aziendali”, nel quale sono stati presentati i risultati di un’indagine sul tema effettuata dal Fondo. “Indubbiamente c’è un legame positivo fra formazione manageriale femminile e produttività aziendale – ha proseguito PoledriniLe donne portano all’impresa efficienza ed efficacia e offrono mediamente un vantaggio in più, quello dell’età: sei donne su dieci fra quante hanno partecipato ai nostri corsi di formazione avevano meno di 50 anni”.

Poledrini ha ricordato alcuni dati che definiscono il contesto in cui l’analisi si colloca,  sottolineando come nel 2019 il tasso di occupazione rispetto all’universo femminile fosse soltanto del 53,1%, al confronto con il 72,9% degli uomini sulla loro popolazione di riferimento e come l’Italia figuri al 14° posto nell’Unione europea quanto all’indice di parità di genere. Il nostro Paese, ha proseguito il presidente di Fondirigenti, non fa eccezione per le posizioni manageriali: secondo i dati Inps relativi al 2019, soltanto il 28% di queste sono occupate da donne e solo il 18% delle manager occupate ha un vero e proprio contratto da dirigente. In più la forbice retributiva rispetto ai dirigenti maschi è la più elevata.

Il presidente di Fondirigenti ha ricordato inoltre le numerose iniziative che, a livello internazionale, si vanno assumendo per promuovere il ruolo della donna nella società, sottolineando come il nostro Paese dovrà impegnarsi a fondo in questa rincorsa, anche grazie alle risorse del PNRR, e come siano fondamentali le analisi che permettono di approfondire criticità e possibili rimedi. In questo senso, il presidente ha introdotto la ricerca di Fondirigenti, realizzata in collaborazione con l’Università di Trento, sottolineando l’originalità dell’approccio basato su basi reali. Certo, anche se formare le donne conviene, “la strada è ancora in salita – ha aggiunto Poledrini, – E questo specie nelle imprese di piccole e medie dimensioni e nel Mezzogiorno, dove il livello di managerializzazione (anche al femminile) presenta notevoli margini di miglioramento”.

Ampliare l’ingresso delle donne nel mercato lavorativo

Secondo Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria “L’indagine presentata da Fondirigenti è emblematica delle grandi opportunità che derivano da una migliore inclusione delle donne nel tessuto produttivo, a tutti i livelli. Per cogliere appieno i frutti di questa inclusione dobbiamo però partire da lontano, ad esempio, aumentando le chance per la componente femminile di approcciare la formazione tecnica, più contigua all’industria, superando pregiudizi e retaggi culturali. Sono relativamente poche le donne che oggi optano per una formazione professionalizzante o in materie STEM, ma quelle che superano questa barriera all’ingresso finiscono poi per dare un contributo determinante”.L’abbattimento degli steccati – ha continuato il direttore generale di Confindustria – che limitano la generazione di valore come gli ostacoli alla formazione delle donne in ruoli manageriali, non è solo nell’interesse delle imprese ma della società nel suo complesso, è un obiettivo su cui converge l’interesse pubblico e privato, e su cui dobbiamo fare di più, nel PNRR e fuori da questo, da ciò dipenderà anche la nostra capacità di vincere le grandi sfide che questo periodo di transizioni epocali ci pone davanti.”

Per il ministro Elena Bonetti (Pari Opportunità e Famiglia) “Promuovere la presenza delle donne nei luoghi di governance, sia a livello istituzionale che nel mondo del business, è oggi ritenuto un impegno fondamentale, non solo per il Governo italiano ma anche in ambito internazionale, come una delle strategie necessarie per costruire un nuovo modello di sviluppo, che sia davvero resiliente, inclusivo, sostenibile per la nostra società.”

Anche nel mondo del lavoro – continua il ministro Bonetti –  oggi dobbiamo dare un impulso forte all’assunzione di responsabilità da parte delle donne, alla possibilità di favorire nelle imprese percorsi meritocratici che mettano le donne e gli uomini nelle condizioni di competere davvero alla pari. Uno degli strumenti che credo possa risultare particolarmente utile è quello della Certificazione per la parità di genere e tutte quelle misure che, anche nell’ambito del PNRR abbiamo messo in campo, condizionalità e premialità, che sono rivolte proprio a sostenere, attraverso gli investimenti straordinari di cui oggi disponiamo, un cambio di paradigma sostanziale nella governance del nostro sistema Paese”.

“Con questa ricerca – ha concluso il direttore generale di Fondirigenti, Massimo Sabatiniil Fondo ha proseguito un filone di analisi avviato negli anni scorsi, focalizzandosi sul legame tra formazione, presenza di donne manager e performance delle imprese. I ritardi del nostro Paese sulla managerializzazione al femminile delle imprese sono noti. Ma negli ultimi anni, come dimostrano anche i risultati della ricerca, si evidenzia una positiva inversione di tendenza. Segno che le imprese e i manager hanno colto l’importanza strategica del superamento del divario di genere e dell’inclusione per recuperare i gap che ci separano dai nostri partner europei. Tale consapevolezza deve ora progressivamente caratterizzare tutta la nostra struttura produttiva, perché è evidente che la strada è percorsa solo in parte, e che l’esigenza della crescita manageriale al femminile è tutt’altro che soddisfatta. Fondirigenti proseguirà il suo impegno per l’accompagnamento verso questo decisivo cambiamento culturale, a cui le risorse del PNRR potranno dare un importante contributo. Solo con una convergente azione pubblica e privata – ha concluso Sabatini – questa sfida che è insieme di modernizzazione della società e di competitività del Paese potrà essere vinta”. 

La conduzione dell’indagine

Più donne in formazione. Nel periodo considerato, che va dal 2010 al 2020, la ricerca di Fondirigenti ha evidenziato infatti una decisa crescita, dal 13 al 21% del totale, delle attività formative rivolte al management femminile, con un aumento di quasi il 60% cento della sensibilità delle imprese in questa direzione.

Più giovani degli uomini. Le manager in formazione sono inoltre più giovani dei colleghi di sesso maschile, perché sei su dieci di loro (il 57%, per l’esattezza) hanno meno di 50 anni, mentre non vengono rilevate differenze significative nella durata media dei corsi di formazione, che si attestano attorno alle 19 ore, con o senza donne coinvolte. In particolare, la fascia d’età maggiormente rappresentata dalle dirigenti donne in formazione è quella fra i 30 e i 34 anni, che fa salire al 27% la presenza femminile in questo range anagrafico. D’altra parte, tra i dirigenti in formazione oltre i 55 anni, le donne rappresentano solo il 12% del totale.

Più nel Centro-Nord che al Mezzogiorno. Se, in base alla distribuzione geografica delle imprese, come singola regione è la Lombardia quella che assorbe più manager in formazione (il 44% sul totale di ambo i sessi) e anche più donne sul totale dei dirigenti donne (51,8%), come ripartizione geografica è il Centro a coinvolgere maggiormente il sesso femminile, dal momento che le manager sono presenti nel 46% delle imprese che vi svolgono attività formative, mentre al Nord la percentuale è del 35% e al Sud scende al 28%.

Quali imprese puntano sulle donne. La dimensione dell’azienda ha un chiaro effetto sulla probabilità di coinvolgere management femminile in formazione. Nelle micro imprese, quelle con meno di dieci addetti, soltanto lo 0,4% delle imprese inserisce in formazione donne manager. Questa percentuale cresce all’8,2% nelle piccole imprese. Più sale la dimensione aziendale e più aumenta il coinvolgimento delle donne dirigenti: quasi il 40% delle medie imprese inserisce nella formazione una o più di loro, e questa quota sale al 51,4% nelle grandi imprese. Inoltre, la percentuale delle aziende che rivolgono la formazione ad almeno una donna manager cresce con il crescere dell’età dell’impresa. Infatti, il 91% di tutte le aziende che coinvolgono nella formazione almeno una dirigente di sesso femminile ha più di dieci anni d’età. Last but not least, a inserire più donne nei processi formativi dei dirigenti sono le imprese che lavorano nei settori della scienza e della tecnologia: il 49% di esse ha almeno una donna in formazione.

Donne manager e produttività. Dal punto di vista della performance, i risultati della ricerca dimostrano che la formazione manageriale ha un impatto positivo sulla produttività delle imprese: quelle che coinvolgono anche le donne offrono, infatti, in media più ore di formazione, e quindi ottengono migliori risultati in termini di innalzamento della produttività: quasi una sorta di bonus. Esiste un differenziale di produttività fra chi rivolge la formazione solo agli uomini e chi invece la fa anche alle donne. In particolare, quando vengono coinvolte le donne, l’aumento di produttività è in media più alto del 9% rispetto a quello fatto registrare da formazione solo al maschile. Fare formazione alle manager conviene sia nella manifattura, dove l’aumento è appunto del 9%, sia nei servizi dove la produttività si innalza dell’8%.

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