Al servizio di ripresa e resilienza

FondItalia e l’analisi del programma di investimenti che l’Italia avvierà, da qui al 2026, per risollevare l’economia interna dalla crisi provocata dalla pandemia da coronavirus. Francesco Franco: « È necessario cogliere tutte le opportunità messe in campo dal Pnrr per un rafforzamento delle politiche attive a servizio di ripresa e resilienza »

ripresa

di Francesca Cardinali* |

Approvato a pieni voti il dettagliato programma di investimenti, per un contributo di 191,5 miliardi da qui al 2026, che l’Italia avvierà per risollevare l’economia dalla crisi provocata dalla pandemia.

Un piano di rilancio nazionale che ha tutte le carte in regola per generare grandi cambiamenti nel sistema produttivo del Paese e far guadagnare all’Italia nuovi posizionamenti in termini di crescita, occupazione, competitività. L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica, infatti, con il Next Generation EU, un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. Per l’Italia, il NGEU rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme, rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa. In particolare, il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, nella declinazione italiana, è articolato in 6 missioni, suddivise per aree tematiche, e 16 componenti, ossia: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per mobilità sostenibile e interconnessa; istruzione e ricerca; politiche attive del lavoro e della formazione, inclusione sociale e coesione territoriale; salute.

La componente “Politiche per il lavoro”

La componente “Politiche per il lavoro”, in particolare, mira ad accompagnare la trasformazione del mercato del lavoro con adeguati strumenti che facilitino le transizioni occupazionali, favorendo l’occupabilità dei lavoratori e innalzando il livello delle tutele attraverso la formazione. Sono obiettivi strategici della componente: l’aumento del tasso di occupazione, la riduzione del mismatch di competenze, l’incremento di quantità e qualità dei programmi di formazione per giovani e disoccupati e di formazione continua per gli occupati.

Ancora Fondo Nuove Competenze

Per i lavoratori occupati sono previsti, inoltre, per 1 miliardo, a valere sulle risorse di React-EU, ancora investimenti per il Fondo Nuove Competenze, così da consentire alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro e di favorire attività di formazione sulla base di specifici accordi collettivi con le organizzazioni sindacali. Il Fondo, istituito sperimentalmente nel 2020, una volta individuato il fabbisogno formativo per la specifica azienda, il settore o il territorio, copre, infatti, il costo delle ore trascorse in formazione.

Restano a carico delle imprese i costi della formazione (docenti e aule), per i quali è possibile il ricorso ai Fondi interprofessionali, assicurando così all’impresa un aggiornamento dei propri lavoratori a costo zero e un sostegno per quanto riguarda un eventuale ricollocamento della forza lavoro delle imprese in difficoltà verso nuova occupazione.

Un ruolo attivo per i Fondi Interprofessionali

È fatto condiviso che il Piano possa effettivamente rappresentare uno strumento unico per il rilancio produttivo, occupazionale, economico e sociale del nostro Paese. Perché questo accada è necessaria, tuttavia, la definizione di una governance certa, di regole chiare e procedure semplificate.

“È doveroso cogliere tutte le opportunità messe in campo dal Piano Nazionale per l’avvio di una crescita produttiva ed economico-sociale del Paese. Il Pnrr rappresenta, infatti, un’occasione ineguagliabile per la creazione e il rafforzamento di un sistema per le politiche attive, tanto auspicato”, ha dichiarato Francesco Franco, presidente di FondItalia.

“La creazione di un Sistema in cui Fondi Interprofessionali, forti dell’esperienza maturata in tutti questi anni nella gestione di risorse pubbliche e nelle attività di animazione del dialogo e della bilateralità tra imprese e lavoratori, a favore di reskill e aggiornamento professionale come leva di sviluppo per la produttività e la crescita aziendale, possono fornire un contributo unico, investendo su differenti dispositivi come la sinergia con il Fondo Nuove Competenze, il rafforzamento di modalità a distanza per l’erogazione dei corsi, l’implementazione dei sistemi di valutazione delle competenze e della loro certificazione”.

È auspicabile, dunque, un ruolo attivo dei Fondi Interprofessionali affinché la formazione venga identificata, nell’ambito del Piano, come una misura trasversale imprescindibile, diretta principalmente alla digitalizzazione delle imprese e in grado di favorire i processi di inclusione sociale e di tutela verso i lavoratori.

FondItalia, il Fondo promosso da UGL e Federterziario, capace di rappresentare, fin dalla sua attivazione, le istanze di piccole e microimprese, che costituiscono il 90% circa delle 132mila aziende aderenti e la dimensione aziendale principale per gli oltre 776mila lavoratori rappresentati, sottolinea da tempo la necessità di una politica più lungimirante nei confronti della formazione, come strumento permanente e complementare ai processi di digitalizzazione, innovazione, inclusione, occupabilità.

“Va ricordato” ha aggiunto il presidente Franco “che i Fondi Interprofessionali rappresentano, ad oggi, l’unica organizzazione stabile in grado di rappresentare contestualmente l’interesse di imprese e lavoratori. Questa particolare caratteristica meriterebbe di essere valorizzata riconoscendo loro un ruolo partecipativo nel Sistema delle Politiche Attive e, in virtù della capacità di rappresentare le esigenze di entrambi, di interlocuzione previlegiata con le istituzioni”.

LE PROPOSTE DI FEDERTERZIARIO PER RIPARTIRE

Con riferimento al DDL 2207 (Decreto-Legge Fondo Complementare Pnrr), la Confederazione Federterziario, nel proprio ruolo di Associazione datoriale costituente il Fondo e nell’ambito della propria mission di rappresentanza delle Pmi, oltre a esprimere il proprio apprezzamento all’impegno e allo sforzo economico che il Governo ha messo in atto attraverso lo stanziamento di risorse nazionali finalizzate a integrare gli interventi del PNRR, ha avanzato delle proposte.

  • | La transizione 4.0 dovrebbe avvalersi di un approccio integrato tra pubblico e privato che, da un lato, consenta di individuare le figure professionali di cui le imprese avranno bisogno nella transizione digitale, dall’altro di mettere in campo percorsi formativi in grado di far acquisire a lavoratrici e lavoratori le competenze necessarie per affrontare tale percorso di innovazione. È fondamentale investire nella formazione per potenziare le skill del personale che dovrà realizzare concretamente e saper operare professionalmente nell’Impresa digitale. Cruciale, quindi, il ruolo della formazione, per consentire che le ingenti risorse messe in campo per la Transizione 4.0 producano gli effetti sperati e non favoriscano un vero rilancio economico e sociale del nostro Paese.
  • | A partire dal 2015 viene applicato, ogni anno, un prelievo forzoso a carico dei Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua. Sulla base di quanto stabilito nella Legge di Stabilità del 2015 (L. 190/2014), infatti, l’Inps è autorizzata a decurtare i versamenti dello 0,30% destinati ai Fondi a titolo di parziale trattenuta per un ammontare di 120 milioni annui. “Per Federterziario, nella propria qualità di parte costituente di un Fondo Interprofessionale” ha dichiarato Alessandro Franco, Segretario generale di Federterziario, “è essenziale che, in  questa fase di transizione digitale ed ecologica, i Fondi Interprofessionali possano disporre della quota di 0,30% completa, nonché di eventuali risorse aggiuntive non derivanti dalla stessa fonte, per incrementare le capacità finanziarie dei Fondi a sostegno della formazione di tutti quei lavoratori e piccoli imprenditori che, al momento dello sblocco dei licenziamenti o in ragione della chiusura delle attività, si troveranno esclusi dal mondo del lavoro, per consentire loro l’acquisizione competenze che ne agevolino il rientro nel sistema produttivo”.

Alessandro Franco

 


* Francesca Cardinali, responsabile Area Formazione e Area Ricerca e Comunicazione di FondItalia

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