Norme e interpretazioni: qualcosa è cambiato

Una buona politica di welfare aziendale fa bene all’impresa e ai suoi dipendenti, perché oltre a portare benefici tangibili al conto economico e alla reputazione dell’azienda, risponde in modo concreto alle esigenze, anche personali, dei lavoratori. E il 2020, con l’insorgere di nuovi bisogni e un equilibrio vita-lavoro da reinventare, lo ha ampiamente dimostrato.

welfare aziendale

“La normativa negli ultimi anni ha seguito le nuove esigenze sociali e, di conseguenza, di welfare dei dipendenti, consentendone la diffusione nel tessuto imprenditoriale”, spiega Diego Paciello, Responsabile dell’area fiscale, Welfare, Compensation and Benefits dello Studio Legale Toffoletto De Luca Tamajo e Soci.

“Si è capito da tempo che il welfare deve avere una natura sociale e solidaristica e non può avere una natura premiale: anche quando si parla della conversione del premio di risultato in welfare, si parla in realtà di un’agevolazione normativa di natura fiscale, non di vero welfare. Le esigenze sociali di un individuo non dipendono dalla sua capacità di contribuire ai risultati aziendali”.

Paciello chiama in causa la Risoluzione 55/2020 dell’Agenzia delle Entrate, che, prendendo spunto da un interpello aziendale, ha fornito precisazioni sui piani welfare cosiddetti “premiali”. La risoluzione ha chiarito che i piani welfare, oltre a non poter essere usati per remunerare la posizione lavorativa, non possono né consentire ai dipendenti di scegliere tra erogazioni in denaro o in beni e servizi né prevedere, in caso di mancato utilizzo, la liquidazione in denaro degli importi messi a disposizione. I piani con finalità premiale o incentivante restano ovviamente legittimi, ma devono essere funzionali a gratificare i dipendenti in seguito al raggiungimento di risultati aziendali, o a fidelizzarli, e la loro erogazione non può essere legata a una valutazione dell’attività e/o della prestazione lavorativa dei dipendenti: i sistemi di welfare, quindi, non possono essere legati alla performance del lavoratore. Sulla Risoluzione 55/2020 si è espressa anche la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l’Approfondimento, pubblicato il 15 ottobre, “Piani welfare premiali e criteri di erogazione dei benefit”. Nella parte conclusiva della relazione, utile per comprendere quanto disposto dall’Agenzia delle Entrate nel caso specifico, sono citate anche le alternative che le aziende possono contemplare per dare vita a piani welfare volti a sostenere i lavoratori nella ricerca e nel mantenimento del work-life balance, esigenza sempre più sentita da un anno a questa parte: Smart Working, banca ore, flessibilità dell’orario di lavoro, nido aziendale, servizi di baby sitting sono “accorgimenti” il cui valore immateriale può essere talvolta addirittura più apprezzato rispetto a un’integrazione salariale.


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