Marco Biagi nel ricordo di Adapt: lavoriamo sulla sua idea di sostenibilità delle relazioni industriali

Michele Tiraboschi, Adapt: "Secondo Marco Biagi le relazioni industriali erano la via maestra per il cambiamento, ma nel senso di condivisione e partecipazione, non nel senso di un cambiamento calato dall'alto".

Adapt Convegno Marco Biagi 17.3

di Virna Bottarelli | “Tra due crisi: tendenze di un decennio – Alla ricerca di una nuova sostenibilità nel mercato del lavoro italiano”. Così è stato intitolato il Convegno annuale in ricordo del Professor Marco Biagi, il giuslavorista e fondatore di Adapt, assassinato da un commando di terroristi davanti alla sua abitazione, a Bologna, il 19 marzo 2002.

L’incontro, che si è tenuto il 17 marzo in modalità digitale, ha visto la partecipazione, oltre che di Emmanuele Massagli, Silvia Spattini e Michele Tiraboschi di Adapt, di Pietro De Biasi, responsabile relazioni industriali Stellantis, Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, Sonia Malaspina, HR Director di Danone, Gaetano Micciché, direttore generale di Ubibanca, e Maurizio Sacconi, presidente dell’Associazione Amici di Marco Biagi. 

“Da qualche anno ricordiamo Marco Biagi presentando il Rapporto sulla contrattazione collettiva, un documento realizzato grazie al lavoro dei dottorandi e ricercatori di Adapt, che applica il metodo di Marco Biagi. Per lui erano fondamentali l’apprendimento attraverso l’esperienza e il metodo comparativo e con Adapt portiamo avanti costantemente questo approccio, cercando di far vivere le sue idee e la sua progettualità”, ha detto in apertura Silvia Spattini, direttore Adapt.

Le attività di Adapt nel segno del metodo Biagi

Anche Michele Tiraboschi ha sottolineato il legame vivo e forte che l’attività di Adapt ha con l’opera di Marco Biagi: “Nel titolo di questo incontro abbiamo inserito un’espressione,  sostenibilità delle relazioni industriali, che Marco Biagi già usava in un tempo in cui ancora la parola sostenibilità non era così di moda, e abusata forse, come oggi. Secondo lui le relazioni industriali erano la via maestra per il cambiamento, ma nel senso di condivisione e partecipazione, non nel senso di un cambiamento calato dall’alto. La contrattazione alla quale si doveva tendere non doveva essere quella ereditata dalla conflittualità esasperata del Novecento. Ora, a distanza di vent’anni, ci accorgiamo che siamo ancora in una fase di stallo in Italia. Biagi aveva superato la stagione della conflittualità e ragionava su un’alleanza tra lavoratori e imprese, su una contrattazione che doveva farsi carico dell’equilibrio tra le ragioni della giustizia sociale e le ragioni della competitività e dello sviluppo di impresa. Con il Libro Bianco dell’ottobre 2001 e la Legge Biagi si sono aperti alcuni ambiti di riforma, ma in molti casi il cambiamento è rimasto sulla carta: il più grande rammarico, va detto, riguarda le politiche attive del lavoro”.

Il Rapporto Adapt affronta i temi della Contrattazione nazionale e della Contrattazione decentrata e include approfondimenti tematici sulla gestione dell’emergenza Covid e sul ruolo della contrattazione nazionale nell’accesso agli ammortizzatori sociali, sul welfare aziendale,  sulle novità nella contrattazione collettiva nelle professionalità, sul lavoro agile, sul Fondo nuove competenze e su casi che hanno fatto discutere, come quello del contratto dei rider, non siglato da Cgil, Cisl e Uil. Oltre al Rapporto sulla Contrattazione Collettiva, Adapt realizza, in collaborazione con Ubibanca, un rapporto sul welfare aziendale che, come dice ancora Tiraboschi, “ha consentito di leggere le logiche di trasformazione al di là della contrattazione collettiva”.

Quale contrattazione per il mercato del lavoro di oggi e di domani?

Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali in Stellantis Fca, ha affrontato il tema delle sfide della contrattazione sindacale per le imprese chiamate a competere a livello globale e, guardando al futuro, ha identificato come ideali le relazioni industriali centrate sul livello aziendale, caratterizzate dalla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda stessa: “Questo”, ha detto De Biasi, “potrebbe essere l’elemento di sostenibilità e di innovazione nella contrattazione”. E sulla contrapposizione tra livello nazionale e livello aziendale ha aggiunto: “Il sistema di contrattazione che dà centralità al  livello nazionale non funziona, perché la fonte nazionale tende a espandere il suo ruolo e perché il contratto nazionale – gli accordi interconfederali – hanno la mera funzione di riaffermare il ruolo centrale delle parti sociali”. 

Luigi Sbarra segretario generale della Cisl, ha ribadito la necessità di far evolvere il sistema delle relazioni sindacali nelle direzioni indicate da Marco Biagi. “Quello italiano, nonostante le innovazioni e l’impegno, rimane tra i peggiori mercati del lavoro in Europa; vediamo aumentare la polarizzazione tra lavoro qualificato e lavoro povero, frenare la qualificazione delle competenze”, ha detto Sbarra. “Dobbiamo ritornare alle enunciazioni di Biagi, a un impegno di modernizzazione delle relazioni sindacali e del mercato del lavoro; è necessario trovare un sistema di tutele comuni a tutti i lavoratori e far evolvere la cultura del diritto del lavoro dalla difesa del posto alla tutela costante della persona nel mondo del lavoro”.

L’esempio di Danone 

L’idea di sostenibilità è emersa chiaramente nell’intervento di Sonia Malaspina, HR Director di Danone e membro del CdA della Fondazione Adapt. “In Danone la sostenibilità è parte dalla postura dell’azienda e del rapporto con le rappresentanze sindacali. Al centro dell’interesse per noi ci sono le persone e i nostri tavoli di contrattazione sono di costruzione, non di contrapposizione. Ad esempio, dieci anni fa avevo discusso con il management della necessità di incrementare il contributo femminile, di non disperdere e supportare le donne in azienda. Abbiamo intrapreso un percorso bellissimo ed è nata una policy la cui applicazione ha dato ottimi risultati: tutte le donne sono tornate in azienda dopo la maternità, il 45% dei manager è donna. Non solo: il 100% dei papà prende il congedo di paternità, abbiamo un assenteismo pari a 0, una produttività altissima”. Malaspina ha sottolineato anche come, in un’ottica di sostenibilità, sia fondamentale assecondare il ricambio generazionale nella forza lavoro e fare formazione: “Da quattro anni abbiamo aperto piani di isopensione per far uscire le persone più mature e far entrare giovani. Questo punto si collega a un’altra grande sfida: quella della formazione come chiave per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’azienda e l’impiegabilità delle persone”.

Superare i limiti del sistema

Gaetano Micciché, direttore generale di Ubibanca, ha fatto il punto sulle criticità del mercato del lavoro italiano: “Oggi lo scenario vede una ricerca di occupazione diversa da quella a cui eravamo abituati e, a questo cambiamento, si è aggiunta la crisi della pandemia, che ha accentuato la ricerca di competenze digitali e il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, anche a causa della cronica carenza, in Italia, di profili tecnici”. Un secondo tema da affrontare secondo Micciché è la crescita: “Fino al 2019 siamo cresciuti a livello di PIL a un ritmo molto inferiore rispetto alla media dei Paesi europei. Non solo: ancora non abbiamo raggiunto i livelli di PIL del 2008. Perché non riusciamo a crescere? Senza dubbio abbiamo una debolezza strutturale”. Il direttore di Ubibanca ha anche richiamato l’attenzione sulla nostra capacità di sfruttare le risorse del Next Generation UE: “I termini per la presentazione dei progetti (2023) e la loro realizzazione (2026) sono molto stretti se paragonati ai ritmi ai quali siamo abituati”. 

In chiusura, Maurizio Sacconi ha ripreso il ricordo di Marco Biagi: “Ci ha lasciato straordinarie intuizioni, come quella sul criterio di sussidiarietà della contrattazione: aveva fiducia nel ruolo dei corpi intermedi e intendeva il rapporto di lavoro come una relazione tra persone. Credo che in questi anni sia mancato il coraggio dell’innovazione che ha contraddistinto l’opera di Biagi. La sua idea di sostenibilità dovrebbe essere tradotta in atti conseguenti, con relazioni collettive di lavoro che siano utili a fare crescita con un’occupazione di qualità, parallelamente a uno sviluppo economico e sociale. Biagi era un sostanzialista, si misurava continuamente con i risultati. Questi anni sono invece stati dominati da un formalismo giuridico che poco ha a che vedere con quella concretezza. Dovremmo incoraggiare una propensione al dialogo attraverso accordi aziendali, territoriali e interterritoriali”.


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