La Fad, all’improvviso

Mai come in questi ultimi mesi si è parlato tanto di formazione a distanza, una metodologia formativa non certo nuova che, con l’avvento delle tecnologie digitali, ha raggiunto oggi un buon livello di maturità. Cos’è in realtà la Fad, perché è così importante nei processi di apprendimento e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo approccio?

Fad

di Giovanni Galvan |

Lo shock improvviso causato dall’isolamento degli ultimi mesi in seguito all’epidemia di Coronavirus ha cambiato molte cose nelle nostre teste e nelle nostre tasche.

Per chi si occupa di formazione continua questo ha significato due cose: il blocco totale delle attività in presenza, tra le quali moltissime in maniera irreversibile, per il licenziamento o la messa in cassa integrazione dei potenziali allievi e il tentativo, più o meno riuscito, di convertire le tradizionali attività di aula in formazione a distanza. Su quest’ultimo punto cerchiamo di fare chiarezza. Corre subito l’obbligo però di distinguere chiaramente alcuni elementi su cui, anche nelle comunicazioni e nelle circolari degli Enti finanziatori di queste settimane, c’è ancora una grandissima confusione.

La Fad sincrona allievo – docente

Dal punto di vista del controllo delle attività e della metodologia didattica, rispetto alla formazione frontale d’aula la formazione a distanza sincrona non presenta significative differenze. Per Fad sincrona si intendono tutte quelle ore di corso che vengono tenute dal docente (con la presenza o meno di tutor) in tempo reale, in connessione almeno audio (ma quasi sempre video) diretta con gli allievi, i quali assistono dalle loro postazioni (a casa o in ufficio). Il docente può normalmente proiettare slide, promuovere lavori di gruppo (o di gruppi) ed erogare e controllare test.

Questa attività si svolge in un tempo definito, calendarizzato e quindi controllabile, per esempio tramite l’accesso all’“aula virtuale” un eventuale ispettore può vedere se gli allievi ci sono, interagire con essi e il docente. Termini come webinar e classe virtuale corrispondono a questo tipo di intervento.

A seconda della piattaforma di video conferenza che si usa (le più popolari sono Zoom, Skype, Teams, Adobe Connect ecc.) si può o meno avere la registrazione audio-video dell’intera lezione e, in alcuni casi, il tracciamento sotto forma dell’emissione di un file di testo in vari formati, dove si registra il cosiddetto “log” della sessione, ovvero a che ora è iniziata e finita, quando si sono connessi e sconnessi gli allievi, quali materiali sono stati proiettati e condivisi, quali sono stati i risultati dei test ecc.

Anche se questi strumenti sono certamente elettronici, è evidente che la didattica resta saldamente in mano al docente e non c’è alcun automatismo nella fruizione da parte degli allievi, che di fatto continuano a fare sostanzialmente quello che farebbero in presenza. Non si può quindi parlare in questo caso di e-learning, inteso letteralmente come “imparare tramite strumenti elettronici”.

La Fad asincrona dell’e-learning

Nell’e-learning il docente viene sostituito da un sistema didattico programmato a prescindere dalle caratteristiche del momento e dell’allievo. Questo strumento è caratterizzato dalla flessibilità nella fruizione del percorso didattico dell’allievo, svincolata non solo dalle problematiche della presenza fisica, ma anche delle quantità e collocazione oraria dei tempi di fruizione. Un sistema di e-learning “deve” quindi (per essere tale) tracciare i percorsi, i tempi e i risultati dell’apprendimento in maniera oggettiva e codificata per ciascun utente, purché correttamente identificato durante tutto il processo di interazione con il sistema.

Ci vogliamo credere al tracciamento?

Va subito chiarito che, nella maggior parte dei casi, questo tracciamento non è garantito da possibili manipolazioni. Per questo motivo, oggi, vengono richieste, accanto ad esso dagli Enti finanziatori (Regioni, Fondi ecc.) una serie di declaratorie firmate, che restino agli atti per garantire almeno una presa di responsabilità da parte di allievi, docenti e legali rappresentanti degli Enti attuatori.

Solo un sistema integrato (tipo blockchain) tra Enti attuatori ed Enti finanziatori potrà in futuro (non certo prossimo) garantire la “blindatura” dei dati dalla piattaforma e-learning (purché ovviamente compatibile con tali standard) e la piattaforma di controllo dell’Ente Finanziatore. E solo questo, in un ambito di formalizzazione dei percorsi a fini rendicontativi, porterebbe all’eliminazione dei registri cartacei e delle relative declaratorie scritte.

Ma eri proprio tu on-line?

Altro elemento critico è la corretta identificazione degli utenti (allievi, ma anche docenti e tutor) durante tutte le interazioni con la piattaforma. Questo può avvenire per esempio con dispositivi di identificazione in remoto (ad esempio le webcam) o, secondo altri principi, tramite l’identificazione diretta (anche in presenza ad esempio presso Training Center accreditati) del soggetto che sostiene le prove intermedie e finali. Sempre di più, però, ci si sta orientando verso sistemi di firma digitale o di identificazione, tramite dati antropometrici quali il riconoscimento facciale.

Perché hai fatto in 5 minuti una lezione da 2 ore?

L’interazione asincrona degli allievi con la piattaforma, basata su accessi  individuali è molto dipendente dalle tempistiche di fruizione e apprendimento personali degli allievi stessi.

È prevedibile, quindi, che ci si trovi a dover computare tempi molto diversi da allievo ad allievo tracciati dalla piattaforma, con il rischio di allontanarsi significativamente dal monte ore finale rispetto a quello di progetto.

Su questo tema, ad esempio, ci sono varie metodologie di calcolo di equivalenza delle ore di fruizione rispetto a un modello standard. Tuttavia non rispondono pienamente ad altre problematiche amministrative tipiche dei corsi finanziati, quali ad esempio il calcolo del cosiddetto “mancato reddito”, ovvero il costo dell’allievo che non produce mentre si forma in orario di lavoro.

Come l’e-learning ci porterà verso il voucher

Ovviamente la soluzione più semplice è quella dell’acquisizione “a corpo” del corso per ogni allievo, specie in presenza di un attestato di competenza finale. Qui avremmo il vantaggio di calcolare un Voucher per il contributo richiesto e derivarne l’eventuale cofinanziamento forfettario.

Resta il problema dell’attestato di “competenza” (e non di “presenza”). Infatti, per superare il conteggio delle ore l’unica strada che si può percorrere è quella di premiare il risultato (secondo il modello Ibm “you pass = we pay”), anche se il problema sta nel misurare questo risultato rispetto a qualcosa. La mancanza di profili di competenze definitivi e nazionalmente riconosciuti penalizza moltissimo l’ampliamento di questo metodo al di fuori di Ecm, Ecdl o poco altro. Quindi, per ora, dovremmo accontentarci dell’emissione di un documento (anche digitale) nel quale l’Ente erogatore, sotto la propria responsabilità, certifica a norma di legge, ove previsto, o comunque verso il Fondo o il mercato del lavoro, che il lavoratore ha acquisito una certa qualifica sul quadro regionale o nazionale, o almeno un certo quadro di competenze e abilità.

Aiuto, arrivano i Mooc!

I Mooc, acronimo di Massive open on-line courses, in italiano, Corsi on-line aperti su larga scala, sono dei corsi pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti. I partecipanti ai corsi, provenienti da diverse aree geografiche, accedono ai contenuti unicamente via rete; essendo i corsi aperti, l’accesso non richiede il pagamento di una tassa di iscrizione, e permette di usufruire dei materiali da essi distribuiti. Tutto questo rischia di scardinare il rapporto tra Ente di Formazione, allievo ed Ente finanziatore; tuttavia non va ignorato, perché molte grandi imprese, spesso titolari di conti formativi presso i Fondi Interprofessionali, se ne sono già dotate in forma più o meno “chiusa” (magari rivolta ai loro 40.000 dipendenti!).

Infatti, in fase di presentazione di una domanda di contributo per un piano formativo, è normalmente richiesta l’indicazione del numero dei partecipanti al piano stesso. Nel caso dei Mooc esiste una difficoltà nell’identificazione preventiva dei partecipanti al corso, proprio perché l’accesso ai contenuti è libero e non predeterminato, in quanto si tratta di strutture articolate in cui il lavoratore che accede ha a disposizione diversi corsi strutturati, contenuti e riferimenti di lettura.

Tuttavia, al di là del ruolo degli Enti di formazione, che non sono esclusi dal Mooc ma vanno ripensati, quello che spaventa i “nostalgici” per quanto riguarda questo tipo di apprendimento è la mancanza di progettazione del percorso didattico e soprattutto l’individuazione dell’utenza e dei relativi fabbisogni. Si tratta, infatti, di una risorsa aperta a chi la vuole o deve fruire e quindi “i conti” si possono fare solo durante o dopo l’intervento, non prima.

Una pillola di tecnologie

Iniziamo a distinguere tra piattaforma e contenuti. Una piattaforma, detta anche Lms (Learning management system), è come una “scuola virtuale”, dove all’interno si trovano spazi e strumenti per la didattica (classi virtuali, sistemi di test, librerie di documenti, immagini e video, strumenti per il monitoraggio ecc.) che di per sé è però vuota, se al suo interno non contiene contenuti. I contenuti sono rappresentati dai singoli corsi che devono essere progettati e sviluppati in modo da poter essere compatibili con le piattaforme in base ai relativi standard.

Sul mercato sono presenti diverse piattaforme di e-learning, alcune open source: tra le più note possiamo citare Docebo e Moodle. Tuttavia, è sempre necessario verificare se e cosa tracciano. Le tecnologie di tracciamento più diffuse sono Aicc, Scorm, Cmi-5, Tin Can Api e xApi. Tutte, tecnicamente, consentono di raccogliere il set di dati richiesto dal monitoraggio dei dati fisici previsto per la gestione dei contributi per la formazione continua; tuttavia, a seconda dell’evoluzione tecnologica (e metodologica) cambiano i criteri di raccolta del dato.

A titolo di esempio, si può monitorare semplicemente il tempo di visualizzazione di una pagina oppure contare le interazioni che avvengono con essa, in altri casi si può inserire un test ogni 10 minuti, e via dicendo.

La Fad mixology per un’atmosfera migliore

Da quanto finora detto emerge chiaramente che tutti questi strumenti di Fad possono, e devono, essere usati a seconda delle diverse situazioni, dei vincoli e dei fabbisogni, senza che il webinar escluda l’e-learning o la consultazione di un Mooc.

Ci stiamo accorgendo, però, di alcune criticità e di alcuni vantaggi. Tra le prime il fatto che la banda larga in Italia è ferma al 25% degli utenti. Inoltre, stiamo usando non i Pc degli uffici, dove si concentra la maggior parte della connettività del nostro Paese, ma quelli di casa. In questo scenario, quindi, emerge anche il problema che molti ancora non hanno il Pc a casa e che moltissimi, anche se lo hanno, non sono però in grado di configurarlo per una videoconferenza o che, semplicemente, l’hardware e il software non sono adatti allo scopo.

Sempre tra le criticità troviamo il tentativo di riprodurre modelli organizzativi già deleteri in ufficio anche on-line, quali lunghe e inutili riunioni o corsi dove far partecipare anche gente che non è interessata.

Anzi, in qualche caso, la videoconferenza “continua e compulsiva” è diventata una trappola che non permette alle persone di lavorare seriamente. Tra i vantaggi possiamo annoverare sicuramente i costi e gli impatti ambientali enormemente più bassi, a causa della mancanza di movimento veicolare.

Molti si sono resi infatti conto, proprio nell’ultimo periodo, che a casa si lavora meglio, non si rischia la vita per incidenti e si risparmia benzina; questo vale anche e soprattutto per la formazione, che richiede una maggiore concentrazione. Si è inoltre notato che un webinar di due ore è potente come un’aula in presenza di quattro ore, questo perché ci sono meno distrazioni e ci si mantiene più concentrati.

UN APPELLO AI FONDI, AL MINISTERO E ALLE REGIONI

Sollecitata dai Fondi Interprofessionali, Anpal ha rimandato per quanto riguarda la Fad alle normative regionali in merito: roba da far impallidire Ponzio Pilato. A parte questa evidente “non risposta”, ci auguriamo che il dibattito prosegua e che, assieme al superamento degli Aiuti di Stato per la formazione (cosa che in questa fase l’Unione Europea ci potrebbe consentire più facilmente), si ripensi a tutto il sistema dei contributi per la formazione continua, puntando decisamente al voucher come strumento che possa parificare, ove possibile e abbia senso, la formazione a distanza con la formazione frontale d’aula. Forse la situazione in cui ci siamo tutti trovati coinvolti negli ultimi mesi può rappresentare l’occasione per ragionare seriamente su queste tematiche.

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