La fiducia è questione di chimica

C’è un meccanismo nel nostro cervello che ci fa fidare degli altri? E quando ciò accade o non accade? Decenni di ricerche che hanno unito l’economia alla neurochimica hanno risposto a queste e altre domande.

bambino che si lancia da una scogliera verso le braccia del papà

di Tania Cariani* |

Parlare di fiducia vuol dire parlare della base di ogni tipo di relazione, da quelle importanti e vitali (la famiglia, l’amicizia, l’amore) a quelle estemporanee di tutti i giorni (prendere un taxi, andare dal medico, chiamare un idraulico).

In qualsiasi ambito noi ci troviamo, stiamo bene solo se abbiamo fiducia e quindi possiamo connetterci con gli altri e far sì che le cose accadano perché si possa prosperare e produrre ricchezza per tutti.

Va da sé che la fiducia sul lavoro è uno dei fattori più importanti a qualsiasi livello e rappresenta un elemento indispensabile per la prosperità di un’impresa. In realtà si è visto che il concetto di fiducia appartiene anche al mondo animale. Tutto parte dallo studio dell’astice in amore; questi crostacei sono molto aggressivi e anche cannibali e per accoppiarsi le femmine devono liberarsi dello spesso guscio protettivo e rendersi totalmente vulnerabili.

Capite bene quale atto di fede è necessario, ma la nostra femmina di astice lo può fare grazie a una molecola che produce in quel momento e che le permette di abbassare le difese e “fidarsi”; questa stessa molecola viene spruzzata nella grotta del maschio e così può avvenire l’accoppiamento, questa molecola è un precursore di un ormone presente anche nell’essere umano: l’ossitocina. È questo l’ormone che ci rende più o meno fiduciosi?

Fiducia e biologia

Le ricerche per giungere a queste conclusioni sono durate anni e ancora proseguono ad opera del professor Paul J. Zak, direttore e fondatore del Center for Neuroeconomics Studies e docente di Neuroeconomia, la scienza da lui inventata che incrocia neuroscienze ed economia.

Con il suo team si è occupato di condurre un esperimento chiamato “Il Gioco della Fiducia” dove, in estrema sintesi, due sconosciuti si scambiano delle somme di denaro misurando il livello di ossitocina prodotta durante gli scambi.

Il risultato è stato che più denaro le persone ricevevano (con maggior fiducia da parte di chi inviava la somma) più ossitocina veniva prodotta dal cervello del ricevente e più probabilità c’erano che il ricevente condividesse altro denaro con il mittente. Certo, qualche volta qualcuno non ha condiviso il denaro ricevuto, ma sono stati una percentuale molto bassa e spesso si trattava di individui incapaci di produrre ossitocina.

Le ricerche si sono poi concentrate su cosa promuove o inibisce l’ossitocina. Quello che si è visto è che lo stress è un potente inibitore dell’ossitocina. Infatti quando avvertiamo alti livelli di stress, non lavoriamo efficacemente con gli altri. Anche il testosterone è un inibitore dell’ossitocina; in natura aiuta ad essere attenti ed aggressivi quando siamo in pericolo.

La fiducia è il motore del lavoro

Infine, il passaggio successivo è stato quello di svolgere studi nelle aziende, per misurare la quantità di ossitocina e di stress, e le conseguenze nell’ambiente di lavoro. Nel 2016 è stata effettuata una ricerca su un campione di 1095 lavoratori statunitensi; i dipendenti delle società ad alta fiducia sono risultati più coinvolti, più produttivi e con minor “burnout” rispetto alle loro controparti nelle società a bassa fiducia.

In particolare hanno mostrato:

  • 40% in meno di probabilità di avere un esaurimento;
  • 74% in meno di stress;
  • 60% in più di gradimento del proprio lavoro;
  • 106% più energia sul lavoro.

In sostanza, quello che è stato dimostrato, sia a livelli macro (Stati) che a livelli micro (aziende), è che quando noi percepiamo un clima di fiducia ci impegniamo di più, siamo più propensi a scambiare e a donare; questo si correla con la produttività che a sua volta porta soddisfazione, creando un circolo virtuoso che porta al benessere.

Costruire la fiducia

Purtroppo nella società odierna spesso viviamo situazioni stressanti non dovute a un vero pericolo di vita, ma a un accumulo di emozioni come la frustrazione, la rabbia, la delusione e il risentimento; questo porta a dei circoli “viziosi” dove pensiamo più a proteggerci e difenderci riducendo drasticamente i livelli di ossitocina e quindi di fiducia.

Come ha dimostrato il professor Zak con i suoi studi, noi possiamo volontariamente elevare i nostri livelli di ossitocina, e indurne la produzione in chi ci sta vicino. Per fare questo dobbiamo per primi agire con atti di fiducia e generosità, prendendoci il rischio che qualcuno possa non fare altrettanto, ma prendendoci anche il merito quando questo accade e produce ricchezza e benessere per tutti. Un’azione da lui suggerita è un atto apparentemente molto semplice: il contatto fisico dell’abbraccio produce immediatamente una notevole quantità di ossitocina! Ma bisogna essere realistici e difficilmente una tale attività potrebbe essere accettata da tutti in un ambito lavorativo.

Per questo ci sono dei comportamenti che sicuramente aiutano a costruire fiducia sul lavoro a tutti i livelli, e che sono pilastri fondamentali per qualsiasi manager:

  • avere competenza: conoscere l’ambito in cui si agisce;
  • avere comprensione: essere attenti agli altri e alle loro esigenze;
  • avere integrità e correttezza: l’onestà e l’equità, sono elementi indispensabili;
  • essere coerenti: tenere fede ai propri impegni e alle promesse, mantenere coerenza tra il dire e il fare.


* Tania Cariani
è co-founder e Head of Delivery Innovation di Disclose srl, una start-up che si occupa di formazione e che ha sviluppato un nuovo concept sul talento che aiuta le organizzazioni ad agire sui talenti delle persone utilizzando l’intelligenza emotiva, il coaching e le conoscenze in ambito neuroscientifico.

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