FondItalia: la carica dei 700mila

Sono oltre 125mila le imprese, soprattutto micro e localizzate al Sud Italia, e quasi 700mila i lavoratori formati in 10 anni di attività. Questi alcuni dei numeri emersi dalla presentazione del “Rapporto FondItalia 2019”.

una mano regge una lampadina accesa

di Laura Reggiani

Quasi 700mila lavoratori aderenti per oltre 125mila imprese provenienti da tutti i comparti, 4.300 progetti finanziati per un importo totale di oltre 54 milioni di euro e più di 3 milioni di ore di formazione erogata.

Sono questi i numeri dei primi 10 anni di attività di FondItalia, il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua, presentati in occasione del convegno “Il futuro della formazione continua”, che si è tenuto a fine novembre a Roma, nella prestigiosa cornice della Casa dei Cavalieri di Rodi.

Ad aprire i lavori il senatore Stanislao Di Piazza, sottosegretario per il Lavoro e le Politiche Sociali, che ha sottolineato il ruolo fondamentale della formazione, “tema chiave per il futuro del lavoro condizionato oggi dalla tecnologia, che va ripensata in vista delle nuove competenze richieste dalla trasformazione digitale, che porta a modelli produttivi sempre più competitivi in cui i lavoratori assumono una nuova centralità”.

Un nuovo ruolo per i Fondi

Il ruolo dei Fondi Interprofessionali e quello della formazione continua all’interno del panorama delle politiche attive per il lavoro è stato al centro dell’intervento del presidente di FondItalia Francesco Franco, che ha auspicato un’integrazione tra formazione scolastica, professionale e tecnica e anche la necessità di creare programmi formativi di alto livello in grado di far crescere i lavoratori e le imprese.

“Nel corso dell’ultimo anno si è andato accentuando il dibattito sul ruolo dei Fondi Interprofessionali nel più ampio panorama delle politiche attive per il lavoro”, commenta Franco. “Le proposte formulate dal Fondo sono, ad oggi, convogliate nell’idea di istituire un Osservatorio che, tenendo conto della visione delle Parti, università ed enti di ricerca coinvolte, consenta al Fondo di elaborare nuove opportunità per le imprese e i lavoratori il più possibile pertinenti con le loro esigenze formative e di sviluppo”.

“In uno scenario economico e produttivo estremamente dinamico, caratterizzato da un forte impulso tecnologico, si rende necessario concepire modi e strumenti per fotografare il presente e immaginare il futuro” ha aggiunto Egidio Sangue, direttore di FondItalia. “É fondamentale lavorare per lo sviluppo di un sistema di politiche attive che sostengano processi di sviluppo, innovazione e trasformazione organizzativa delle imprese, al fine di orientare i lavoratori, accompagnandoli nei loro percorsi di crescita e cambiamento professionale”.

Una fotografia della formazione

Il bilancio dei primi 10 anni di attività, contenuto nel volume “Rapporto FondItalia 2019” presentato dal direttore Sangue, fotografa non solo i numeri, ma anche gli elementi di criticità della formazione continua che, in questi anni, ha avuto l’importante ruolo di colmare alcune lacune del sistema formativo italiano.

Il Fondo, che in questi dieci anni di attività è cresciuto costantemente, si conferma il punto di riferimento per le microimprese (da 1 a 9 unità) che costituiscono l’89% delle imprese aderenti, in prevalenza localizzate nel Sud e nelle Isole (66%) e provenienti da settori diversi (commercio al dettaglio 16%, costruzioni 14%, alberghiero e ristorativo 12%).

L’ammontare delle risorse versate dalle imprese ha raggiunto oltre 89 milioni di euro (al 30 giugno 2019) e il 74% delle imprese aderenti a FondItalia non proviene da altri Fondi. “Quest’ultimo dato” sottolinea il presidente Francesco Franco “conferma la capacità del Fondo di attrarre una tipologia di imprese inizialmente escluse dal ‘Sistema Fondi’, che hanno beneficiato della scelta compiuta da Ugl e da FederTerziario, di adottare strumenti solidaristici per favorire l’accesso alle risorse per la formazione anche a imprese micro e piccole”.

Il profilo più ricorrente di chi viene formato è un lavoratore di genere maschile (61%), che lavora al Sud (41%), con età compresa prevalentemente tra i 35 e i 44 anni (29%), in possesso di licenza media (36%) o diploma di scuola media superiore (38%) e di cittadinanza italiana (82%).

Tra le tematiche formative più ricorrenti, la formazione “obbligo di legge”, che ha sempre rappresentato lo zoccolo duro nell’ambito dei progetti formativi, ma che risulta in decremento (dal 48% al 23%), mentre cresce la formazione legata alla gestione aziendale (risorse umane, qualità, logistica) e ai temi legati all’amministrazione. L’aula si conferma la modalità formativa più utilizzata.

In conclusione, Egidio Sangue ha ricordato la necessità di un meccanismo virtuoso di cooperazione in cui tutti i soggetti coinvolti, Università, Fondi e imprese, possano concorrere allo sviluppo del Paese e la necessità che i Fondi assumano un ruolo più proattivo nello sviluppo di una offerta formativa di qualità.

I NUMERI DI FONDITALIA

FondItalia, che utilizza due canali principali di finanziamento (il Conto Formativo monoaziendale e il Conto di Rete pluriaziendale), può contare su oltre 300 Enti attuatori accreditati. Nel biennio 2018-2019 il Fondo ha pubblicato 4 Avvisi FEMI, articolati in 9 sportelli, con una dotazione economica complessiva di 20milioni e 700mila euro, per il finanziamento di Progetti a valere sui Conti di Rete e altrettante Linee Guida per il finanziamento di progetti a valere sui Conti Formativi monoaziendali. Sono 745 i progetti già approvati.

 

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