Pandemia /pan·de·mì·a/ sostantivo femminile

Pandemia Coronavirus

di Fritz Walter |

Epidemia con tendenza a diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori.

Come far finta di nulla: il “Coronavirus” è l’argomento di conversazione e giornalistico del momento. E anche noi siamo stati contagiati. Anche Forme non scappa al virus.

Si, perché il male che arriva da lontano, non solo riempie le pagine dei giornali e gli spazi dei telegiornali. Il Coronavirus incide e inciderà in maniera significativamente negativa sul mondo del lavoro dei prossimi mesi.

A questo punto, come fare finta di niente: le produzioni nelle fabbriche cinesi non sono ripartite dopo il loro Capodanno; le merci non vengono imbarcate dalla Cina, come non partono gli aerei da e per la Cina carichi di turisti danarosi; i magazzini in Italia piano piano si svuotano (insieme ai ristoranti di via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese) e, di conseguenza, anche le produzioni risentiranno di questa “influenza” che, più di una volta, è stata paragonata a un male peggiore di terrorismo e guerra.

Il coronavirus avanza, l’economia si ritrae. Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha recentemente ricordato che il nostro export verso la Cina vale ben 13 miliardi di euro contro i 31 miliardi dell’import. Questa pandemia rischia di costarci centinaia e centinaia di milioni di euro. Il dramma è che nessuno a Roma sembra preoccuparsi di una crisi economica ormai alle porte.

E dove è la novità? Qualcuno ha mosso un dito alla vista dei dati dell’ultimo trimestre del 2019, con un calo inatteso (?) sia del prodotto interno lordo, sia della produzione industriale? Qualcuno si è fatto avanti per cercare di disinnescare una legge di bilancio con ben 28 miliardi di clausole di salvaguardia e un rapporto debito/Pil che rischia di sgroppare a valori mai visti prima? Dati preoccupanti!

Come preoccupante (una legittima preoccupazione) è l’inerzia di questo governo che dovrebbe essere attento per un’emergenza ormai alle porte! Una italica-pandemia economica che, come tutte le epidemie, colpirà prima i più deboli, coloro che già hanno alle spalle dei conclamati problemi economici o sociali. Il rischio più alto come al solito sarà per loro.

Troppo poco il solo promesso piano straordinario di interventi e di investimenti a sostegno delle imprese che esportano il Made in Italy. Qui il problema non può e non devono diventare le merci di lusso destinate ai cittadini della Repubblica Popolare Cinese. Perché mentre in Cina costruiscono un ospedale in 10 giorni, a Roma si litiga: processo SI o processo NO, prescrizione, ennesima crisi di Governo. Problema crisi economica? Non pervenuto.

Per fortuna, in alcune province si è già partirti con delle cure palliative territoriali cercando di combattere l’imminente crisi economica mettendo in campo, con l’aiuto delle organizzazioni sindacali, gli strumenti e gli ammortizzatori sociali a disposizione. Ergo: paghiamo tutti!

E nessuno si azzardi a prendersi il merito per l’assunzione a tempo indeterminato di Francesca Colavita, la ricercatrice precaria dello Spallanzani che per prima è riuscita a isolare in laboratorio il nuovo coronavirus lavorando in team. Io il merito lo do a tutti quei genitori che, con lacrime e sangue, hanno accompagnato i propri figli a prendere una laurea nella speranza di un posto di lavoro in una Italia migliore.

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