Rappresentanza sindacale, l’opinione di Fesica Confsal

Fesica Confsal

“Una convenzione per la misurazione e la certificazione della rappresentanza sindacale nel settore privato che esclude molte altre organizzazioni sindacali, decapita i semplici criteri di democrazia e mortifica i lavoratori e la loro libertà di essere rappresentati”.

Comincia così una nota stampa diramata dalla segreteria generale della Fesica Confsal, una delle federazioni della Confsal, – la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori esistente in Italia dal 1979, – a seguito dell’accordo tra Inl, Inps, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che prevede che proprio l’Inps abbia il compito di “pesare” la forza della rappresentanza dei sindacati attraverso la valutazione di un mix tra iscritti e voti nelle elezioni delle Rsu.

Un deficit di democrazia

“Senza entrare nel metodo di calcolo stabilito, ci stupisce come nel nostro Paese – spiegano dalla Fesica Confsal –  continui ad essere diffusa quella cultura della triade che riesce persino a plagiare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e determinare che è la sola Confindustria a rappresentare le imprese italiane. La sottoscrizione di quell’accordo che  esclude a priori le altre sigle sindacali è la dimostrazione di tutto ciò e rappresenta per i migliaia di iscritti alle altre OO.SS il segno tangibile della volontà di esclusione. Ci sorprende – continuano dalla Fesica Confsal – come ministri come Nunzia Catalfo, che abbiamo incontrato in diverse audizioni, come in altre occasioni istituzionali, pur mostrando  una certa apertura a tutti i sindacati dei lavoratori, abbia legittimato questo metodo d’esclusione oltre quella dell’opportuna ‘conta’”.

Garantire pari opportunità

“La rappresentanza va misurata democraticamente; vorremmo che l’Italia non si allinei a paesi – dove vige una certa dittatura sindacale – meno sviluppati e civili del nostro, ma punti ad aprirsi, ascoltare e condividere iniziative così importanti anche con chi rappresenta diversamente milioni di lavoratori e ha una visione disuguale e meno ideologizzata della triplice sui temi che riguardano la rappresentanza, le tutele, i contratti, il welfare.  Vanno garantite pari opportunità, oggi più che mai bisogna riconoscere che, in certe sedi, la penalizzazione di diverse sigle sindacali equivale a siglare quel deficit di democrazia che i lavoratori in primis non meritano”.

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