Prossima fermata: welfare contrattuale

Gli enti bilateriali giocano un ruolo strategico nel processo di costruzione del welfare aziendale “su misura”. Matteo Pariscenti, direttore di Ebiten, spiega come l’ente soddisfi concretamente le esigenze dei lavoratori aderenti.

Welfare contrattuale

di Barbara Milanesi |

Il welfare si ripercuote positivamente sul clima generale dell’impresa. I dipendenti dell’azienda che adotta tali politiche sono sereni e il loro benessere, nel breve periodo, si traduce in aumento della produttività aziendale. Ecco perché un piano di welfare rappresenta una leva strategica nell’ambito della gestione del personale d’impresa.

A partire dal 2016, il Legislatore ha introdotto diversi incentivi fiscali e previdenziali per rilanciare e sostenere le imprese e facilitare l’utilizzo del welfare contrattuale: la detassazione e la parziale decontribuzione del premio di produttività a seguito del raggiungimento di obiettivi aziendali previsti negli accordi sindacali di secondo livello; la possibilità di sostituire il premio in forma monetaria in welfare aziendale; l’ampliamento dei benefit esentasse e decontribuiti che possono comporre un piano di welfare aziendale previsto in un accordo di secondo livello o in un regolamento aziendale.

Ebiten aiuta l’impresa a trovare la soluzione migliore da proporre ai propri dipendenti in una chiave di crescita e, a tal proposito, ha stretto un accordo nazionale per l’utilizzo della piattaforma web Welfarebit. Ne abbiamo parlato con il direttore, Matteo Pariscenti.

Direttore, ci spieghi come funziona questa piattaforma?

Il welfare aziendale per essere attuato richiede una conoscenza molto attenta delle norme che lo regolano e una piattaforma tecnologica sicura che eroghi i servizi. Welfarebit ha messo insieme la più importante rete di specialisti nel settore (consulenti del lavoro, commercialisti e fiscalisti) con una delle reti di Information Technology più importanti in Europa.

Ebiten ha scelto, tra tanti, il metodo Welfarebit poiché garantisce ed eroga diversi servizi: consulenza progettuale nella costruzione del piano di welfare (analisi dei bisogni e del gruppo sociale dei dipendenti, della spendibilità dei crediti welfare, retributiva, voci welfare già presenti in azienda, supporto nella redazione di accordi e regolamenti); affiancamento e supporto a 360° su aspetti fiscali, giuslavorativi e assicurativi; comunicazione ai dipendenti; piattaforma on demand; gestione personalizzata dei flexible benefits.

Ebiten quindi finanzia progetti di welfare aziendale. Ci faccia qualche esempio di progetti finanziati dall’ente.

Ebiten nel passato recente ha finanziato diversi progetti di welfare sia aziendali che interaziendali. Di sicuro i più noti e virtuosi sono il progetto “In armonia lavoro e famiglia – Ialf” e il progetto di inclusione sociale denominato “Sportabilità”.

Nel primo caso si tratta di un progetto di welfare aziendale che coinvolge sia i titolari/amministratori delle imprese che i dipendenti/collaboratori delle aziende attuatrici, ma anche i negozi di vicinato dei territori in cui viene applicato, persone in cerca di lavoro che si prestano a svolgere i servizi di conciliazione, consulenti del lavoro, commercialisti, legali e sindacalisti. Il progetto ha previsto l’introduzione di formule family friendly atte a rispondere alle esigenze dei dipendenti e dei collaboratori; reali servizi di conciliazione in cui vengono effettivamente strutturati servizi aziendali di stireria, maggiordomo, taxi; integrazione dello stipendio in maternità che prevede l’aumento al 100% dello stipendio di maternità obbligatoria e facoltativa.

In armonia lavoro e famiglia, nasce come progetto sperimentale e dopo la regolare votazione dei dipendenti delle aziende aderenti e delle relative rappresentanze sindacali, viene sottoscritto un contratto aziendale dove vengono istituiti come permanenti i servizi di welfare operativi nella fase sperimentale. “In armonia lavoro e famiglia” è stato premiato come miglior progetto di welfare aziendale per due anni consecutivi da Unioncamere Lombardia, vincitore del premio Imprese in Pari organizzato dalla Provincia di Cremona e presentato come case history al Salone Dal Dire al Fare presso l’Università Bocconi di Milano.

Il progetto “Sportabilità” nasce con uno scopo differente, ovvero quello di favorire l’inclusione e la coesione sociale con diverse modalità: la formazione di figure professionali e non (persone disabili, operatori sportivi e sociali, giovani atleti, genitori) alla pratica di attività sportiva inclusiva; la pianificazione di percorsi di educazione alla diversità; la promozione della pratica sportiva delle persone disabili e della cultura sportiva in generale con l’obiettivo di contrastare la sedentarietà e migliorare il benessere e la qualità della vita delle persone; la necessità di offrire un luogo inclusivo dove esercitare le azioni ipotizzate in modo da favorire l’interazione tra le persone, indipendentemente dalle loro abilità. Il progetto è costituito da 11 partner tra enti del terzo settore e associazioni sportive, ha portato a ottimi risultati ed è stato anche utilizzato come modello in un’altra regione.

Quali sviluppi vede anche grazie all’impiego della piattaforma?

Avevo già accennato come lo sviluppo di esperienze bilaterali su base regionale e locale avrebbe potuto aiutare ad adattare l’offerta di welfare alle esigenze specifiche dei territori dando vita a forme di secondo welfare tagliate sulle concrete esigenze territoriali di imprese e lavoratori. Si potrebbero sperimentare servizi innovativi e creare reti con altri attori, anche istituzioni pubbliche, proprio per costruire un’offerta completa e integrata di politiche sociali. Un grande potenziale per la bilateralità che va sviluppato.

Qual è secondo lei il denominatore comune nella gestione dei progetti di welfare?

La consulenza. Attraverso la conoscenza del welfare, dei suoi strumenti, della normativa e degli incentivi fiscali, e mediante un supporto informativo, operativo e di consulenza, l’azienda sarà in grado di cogliere meglio le opportunità che il welfare aziendale può fornire. Le nostre proposte sono in grado di accontentare le diverse esigenze delle aziende che si rivolgono a noi. Proponiamo sia soluzioni semplici e snelle per le piccole imprese che hanno la necessità di ottimizzare il risparmio contributivo, sia soluzioni molto complesse disegnate su misura per aziende strutturate e di medie e grandi dimensioni e che gestiscono approcci di welfare complessi.

Un buon piano di welfare aziendale parte dall’analisi delle caratteristiche demografiche e dei bisogni della popolazione aziendale, dall’analisi delle poste retributive e delle erogazioni in welfare già presenti (spesso in maniera poco consapevole). È un’opportunità da cogliere, che fa guadagnare in termini di produttività e di benessere.        

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