Migliora l’occupazione, ma non crescono i salari

L'occupazione nell'area Ocse sale al 68,2%, mentre l’Italia, con un tasso stabile al 58,2%, si posiziona terz’ultima insieme a Grecia e Turchia.

L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato l’Employment Outlook 2018; il rapporto presenta un quadro comparativo delle performance del mercato del lavoro in diversi Paesi tra cui l’Italia, effettuando una panoramica dei punti di forza e di debolezza e un’analisi delle prospettive future. Dall’Outlook emerge che le condizioni del mercato del lavoro nei paesi dell’area Ocse continuano a segnare un miglioramento rispetto al passato, mostrando nel primo trimestre 2018 un tasso di occupazione medio più alto di 2 punti percentuali rispetto ai livelli pre-crisi. Le previsioni sono per un ulteriore miglioramento nel biennio 2018-2019. Tuttavia, la crescita dei salari reali su base annua rimane sorprendentemente bassa, quasi un punto percentuale sotto il trend pre-crisi.

 

C’è il lavoro, ma non crescono i salari

Anche la situazione del mercato del lavoro in Italia è migliorata negli ultimi anni, anche se più lentamente rispetto a quanto è avvenuto in altri Paesi. L’occupazione in percentuale della popolazione tra i 15 e i 74 anni è aumentata di 2,3 punti dal livello più basso nel 2013, avvicinandosi al livello pre-crisi. Le proiezioni Ocse suggeriscono che la tendenza positiva continuerà nei prossimi due anni. Pur essendo sceso però, il tasso di disoccupazione in Italia rimane all’11,2%, confermandosi il terzo più alto tra i Paesi Ocse con 4,6 punti percentuali sopra il livello del 2008. I salari reali sono scesi dell’1,1% tra il quarto trimestre 2016 e il quarto trimestre 2017, rispetto a una media Ocse del +0,6% nello stesso periodo. La stagnazione della produttività e una percentuale significativa di lavoratori a basso reddito con contratti temporanei o part-time involontario contribuiscono a spiegare perché i salari reali in Italia scendano invece di risalire con la ripresa economica.

Il lavoro è di qualità, ma permane l’insicurezza

Gli indicatori di qualità e inclusività del mercato del lavoro mostrano un quadro variegato per i diversi Paesi Ocse. In media negli ultimi dieci anni si sono registrati miglioramenti con una riduzione del divario tra i redditi da lavoro, migliori prospettive per i gruppi svantaggiati e riduzione dello stress lavorativo. Tuttavia, il livello di insicurezza nel mercato del lavoro è ancora al di sopra dei livelli pre-crisi e la povertà è cresciuta anche tra la popolazione in età lavorativa. Non sorprende che, dato l’ancora elevato tasso di disoccupazione e l’incidenza di contratti a termine, il livello d’insicurezza nel mercato del lavoro, ovvero la paura di perdere il posto e restare senza reddito, sia il quarto più alto tra i paesi Ocse. Il divario occupazionale per i gruppi svantaggiati, come madri con figli, giovani, anziani, stranieri e persone con disabilità, è il quarto più alto tra i Paesi Ocse pur essendo lievemente diminuito negli ultimi dieci anni. Il divario tra i redditi da lavoro di genere è anch’esso superiore alla media.

Perdita di lavoro e reinserimento

Ogni anno, tra l’1% e il 7% della forza lavoro dei paesi Ocse perde il posto di lavoro per ragioni economiche. In alcuni Paesi questi lavoratori riescono a trovare un nuovo posto di lavoro molto più rapidamente che in altri, suggerendo che politiche ben mirate possono fare la differenza. In particolare, intervenire subito dopo la notifica e prima dell’effettivo licenziamento è cruciale per minimizzare il tempo di ricerca di un altro lavoro. La creazione dell’Anpal ha rappresentato un passo importante anche se dall’analisi dei dati risulta quanto mai necessario in continuo e massiccio investimento da parte dell’Italia in politiche attive avendo anche come priorità quella di assicurare uno stretto coordinamento con le Regioni. Fornire ai Centri per l’Impiego personale adeguato e sviluppare strumenti di profilazione di chi cerca un lavoro è altrettanto importante per gestire un alto numero di persone in cerca di lavoro. È, inoltre, necessario sviluppare una strategia d’intervento precoce per favorire il rapido reinserimento lavorativo. Chi perde il lavoro deve potersi registrare al centro per l’impiego appena ricevuta la notifica di licenziamento, anche prima della fine del contratto. Questa strategia sarà di più facile attuazione se l’erogazione del sussidio sarà legata all’avvenuta registrazione e a una ricerca attiva di un nuovo posto di lavoro.

Il sussidio di disoccupazione

I sussidi di disoccupazione sono uno degli strumenti principali per favorire un contatto tempestivo e continuativo dei disoccupati con i Centri per l’Impiego. Nella maggior parte dei Paesi però, meno di un disoccupato su tre li riceve. Nella prima fase della crisi alcuni paesi hanno reso l’accesso ai sussidi più facile e ne hanno esteso la durata. Tuttavia, nei paesi Ocse, il numero dei beneficiari continua a scendere seguendo il trend già in corso prima della crisi. In Italia meno di un disoccupato su 10 riceveva nel 2016 il sussidio di disoccupazione, una delle percentuali più basse tra i paesi UE. Ciò deriva dalla combinazione di un’alta percentuale di disoccupati di lungo periodo e di una durata massima del sussidio relativamente bassa.

 

 

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