Innovazione e competenze

Tra gli obiettivi di Patrizio Bianchi fare dell’Emilia-Romagna uno snodo strategico della quarta rivoluzione industriale, investendo sull’innalzamento e la specializzazione delle competenze delle persone.

Patrizio Bianchi, assessore alla scuola, università e forrmazione professionale della regione Emilia-Romagna

Gli ultimi dati Istat rivelano che il numero degli occupati in Emilia-Romagna è ulteriormente aumentato superando per la prima volta la soglia dei 2 milioni e che negli ultimi tre anni sono stati inseriti ben 110mila nuovi posti di lavoro, che hanno portato la Regione ad avere un tasso di occupazione pari al 70,5%, attualmente il più alto nel Paese. Le ragioni di questo successo sono da ricercarsi, come ha spiegato Patrizio Bianchi, assessore a Istruzione, formazione e lavoro della Regione Emilia-Romagna, nelle scelte fatte in materia di lavoro: una condivisione degli obiettivi di crescita con le parti sociali, una crescita basata sull’aumento del valore aggiunto, un valore aggiunto basato sulle competenze delle persone e sulla capacità di continua innovazione delle imprese.

Partiamo dall’Industria 4.0, un tema a lei caro. In un suo recente libro spiega come la nuova rivoluzione industriale ci obblighi a ripensare l’intero modello di vita. Ci può spiegare meglio?

Industria 4.0 è un brand che copre una profonda trasformazione dei mercati, oggi aperti a livello globale, della produzione, oggi caratterizzata dalla digitalizzazione e interconnessione dei processi, dei prodotti, oggi personalizzabili alle diverse esigenze. Il più profondo dei cambiamenti tuttavia è un altro: sono le esigenze delle persone ad essere mutate. È emersa una società molto più globalizzata nei consumi, ma anche più differenziata al suo interno, una complessità in cui hanno buone prospettive le imprese in grado di dare risposte personalizzate e di qualità su dimensione globale, mentre vanno in crisi le aziende che non riescono ad aprirsi a livello internazionale e a innovarsi. E i territori seguono i destini di queste realtà produttive, crescono o vanno in crisi di conseguenza.

L’Emilia Romagna ha un tasso di occupazione al 70,5%, il più alto nel Paese. Quali sono le azioni per rilanciare ulteriormente il mercato del lavoro nella sua Regione?

L’Emilia-Romagna è la regione che ha il più alto tasso di crescita, le maggiori esportazioni rapportate alla dimensione, il più alto tasso di partecipazione al mercato del lavoro e la più bassa disoccupazione. Il Patto per il lavoro – il documento siglato il 20 luglio 2015 con cui la Regione e le componenti della società regionale si sono impegnate a contribuire al rilancio dello sviluppo e dell’occupazione in Emilia-Romagna – definisce le scelte fondamentali in materia di lavoro: una condivisione degli obiettivi di crescita con le parti sociali, una crescita basata sull’aumento del valore aggiunto, un valore aggiunto basato sulle competenze delle persone e sulla capacità di continua innovazione delle imprese. In questa logica abbiamo qualificato sempre più le nostre politiche per la formazione, la ricerca e l’innovazione, per sostenere quello sviluppo che crea buona e stabile occupazione. Su questa linea si posizionano le politiche per la formazione di alte competenze rivolte ai giovani diplomati e laureati, ma anche la formazione per acquisire quelle competenze tecniche e tecnologiche oggi strategiche per accedere al mercato del lavoro con un’occupazione stabile e di qualità.

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime a prendersi carico dei dipendenti dei Centri per l’Impiego nell’ambito di un processo di riforma dei servizi al lavoro. Quali sono gli sviluppi in questo senso?

Nel Patto per il lavoro abbiamo fatto la scelta di una Agenzia regionale per il lavoro, che potesse essere il centro di una più vasta rete attiva per il lavoro, in cui soggetti privati accreditati per l’erogazione di servizi per il lavoro, organismi di formazione, scuole, università, istituzioni e le stesse imprese potessero agire come luoghi di formazione. All’interno di questa visione strategica abbiamo inteso rilanciare i centri per l’impiego e il ruolo del personale, non solo stabilizzandoli nell’Agenzia, ma anche avviandone un rafforzamento necessario per permettere a tutta la rete attiva per il lavoro di funzionare al meglio. Sono 120 i neoassunti da inizio settembre nei Centri per l’impiego dell’Emilia-Romagna, di cui 95 previsti dal piano di rafforzamento nazionale del Ministero del Lavoro – che la Regione ha voluto anticipare stanziando risorse dal Fondo sociale europeo – e 25 rese possibili grazie a un ulteriore investimento che la Regione stessa ha deciso di fare per aumentare il collocamento delle persone con disabilità.

Centri per l’Impiego pubblici e Agenzie per il Lavoro private. Come cooperano queste realtà sul vostro territorio? Quali sono le opportunità che la Regione offre al privato che vuole operare nelle politiche attive?

Non è più il tempo in cui può esistere un ufficio che tutto sa e tutto controlla e che dà il lavoro. Il lavoro viene creato da un sistema sociale in crescita, che integra le imprese, i sistemi formativi, le istituzioni del territorio. In questa prospettiva i privati accreditati, in grado quindi di dare garanzie di credibilità e affidabilità, svolgono l’importante funzione di interfaccia con le imprese che vogliono crescere in un contesto di coesione territoriale e sociale.

La Regione Emilia-Romagna è da sempre un passo avanti nell’inclusione sociale e lavorativa. Quali iniziative state mettendo in atto?

L’inclusione sociale avviene principalmente attraverso la formazione e la scuola e quindi il lavoro. Su questi due assi stiamo lavorando da anni, con risultati notevoli. Si pensi solo che il tasso di dispersione scolastica si è ridotto in 5 anni dal 15,1 al 9,9%, raggiungendo la media europea, molto lontano da quella nazionale. Il nostro sistema di accompagnamento al lavoro, grazie a tirocini e apprendistato, ha sviluppato opportunità anche per i più svantaggiati, con ottimi esiti. Accompagnamento al lavoro e formazione mirata sono gli strumenti per l’inclusione, ma all’interno di quel Patto per il lavoro che costituisce la visione di lungo periodo di uno sviluppo con caratteri di inclusione ed equità come componenti essenziali della crescita.

Sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Quali sono le azioni da implementare per arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro? Quali le risorse a disposizione?

Per prima cosa educazione e formazione. La sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro devono diventare consapevolezza diffusa. Purtroppo gli incidenti avvengono prioritariamente in imprese a volte ai margini della legalità, dove anche i rapporti di lavoro si svolgono all’insegna della illegalità. Il Tavolo del Patto per il Lavoro ha un monitoraggio continuo di queste situazioni, non solo per contrastare gli abusi, ma soprattutto per ridurre fino a eliminare le aree di rischio sociale che troppe volte generano le condizioni che minano la sicurezza.

Quali sono i provvedimenti più concreti che intendete adottare in merito alla formazione professionale? Con quali strumenti supportate le imprese che puntano a crescere attraverso la qualificazione del proprio personale?

Con il Patto per il Lavoro abbiamo condiviso con le istituzioni e il partenariato l’obiettivo di fare dell’Emilia-Romagna uno snodo strategico della quarta rivoluzione industriale, posizionandosi in Europa e nel mondo come regione ad alto valore aggiunto che investe sull’innalzamento e specializzazione delle competenze delle persone e del sistema economico-produttivo. In coerenza con questo impegno, stiamo dando attuazione ad una linea di programmazione del Fondo sociale europeo dedicata ad Impresa 4.0. Si tratta di una filiera formativa che ha l’obiettivo di dotare le persone delle competenze necessarie all’industria manifatturiera e al terziario per cogliere le potenzialità della digitalizzazione, articolata in diverse tipologie di intervento. Tra queste segnalo un intervento finanziato con 10 milioni di euro per 100 progetti e circa 11mila partecipanti, rivolto a chi nelle imprese ha la responsabilità di gestire l’innovazione. Abbiamo previsto azioni di informazione e di sensibilizzazione per creare un contesto pronto e favorevole al cambiamento. Un’altra azione invece è finalizzata alla formazione di tecnici capaci di rispondere alla domanda di competenze e professionalità per attivare nelle aziende processi di sviluppo e innovazione digitale. Fino ad ora sono stati approvati 48 percorsi che coinvolgono 615 destinatari con un investimento di oltre 3 milioni e 200mila euro. Sempre per permettere di sostenere nelle organizzazioni processi di innovazione e creazione di valore aggiunto di prodotto, processo o servizio da inizio legislatura sono stati finanziati 335 percorsi post-diploma e investito più di 42milioni per formare 7.000 tecnici specializzati. Per quanto riguarda le alte competenze abbiamo finanziato borse di dottorato triennali e assegni di ricerca nell’ambito di due linee di intervento: “Risorse umane per un’economia digitale” e “Risorse umane per la specializzazione intelligente”. Nel 2016 sono stati approvati 140 assegni annuali di ricerca, 42 borse triennali di dottorato, nel giugno 2018 ulteriori 58 borse di dottorato triennali, con un investimento di 10 milioni di euro.

Parliamo di occupazione giovanile. Quali sono i programmi messi in atto dalla sua Regione per aiutare i giovani a entrare nel mondo lavoro? Cosa si può fare di più per colmare il divario tra le professionalità richieste e quelle disponibili?

La Regione ha avviato la seconda fase del Programma Garanzia Giovani, con l’obiettivo di dare ai ragazzi tra i 15 e i 29 anni più strumenti per acquisire nuove competenze e trovare un lavoro di qualità e stabile. L’Emilia-Romagna mette in campo 25 milioni di euro per queste misure e sono circa 20mila i giovani Neet coinvolti, ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano. Nello specifico, saranno realizzate attività di orientamento, esperienze di formazione in impresa e percorsi formativi professionalizzanti in funzione di specifiche opportunità di lavoro, oltre a servizi per l’incontro domanda-offerta, con percorsi personalizzati, che prevedono anche servizi di consulenza, tutoraggio e formazione e accesso al credito per i giovani che esprimono una propensione al lavoro autonomo. La nostra intenzione è sostenere i giovani, anche i più fragili, a trovare un proprio lavoro. Vogliamo offrire opportunità concrete ai ragazzi che stanno costruendo il proprio progetto di vita. Saranno questi giovani a portare nuove competenze in un sistema economico-produttivo che, per competere a livello globale, ha bisogno delle ambizioni, della dinamicità e dell’energia delle nuove generazioni.

 


Patrizio Bianchi è nato a Copparo, in provincia di Ferrara, nel 1952. Laureato a Bologna, si è specializzato alla London School of Economics and Political Science. Esperto di economia e di politiche industriali e dello sviluppo, ha lavorato per istituzioni italiane e internazionali e per governi di diversi Paesi. Ha pubblicato oltre 30 libri e 200 articoli scientifici. Per la sua attività universitaria nel 2010 è stato nominato Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. Professore ordinario di Economia applicata dal 1989, è stato Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010. È attualmente assessore regionale al Coordinamento alle Politiche europee allo Sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro per l’Emilia Romagna.


 

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