10 anni a tutela dei lavoratori

Un bilancio a 10 anni dall’entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico Normativo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

di Tiziano Menduto* |

Il 15 maggio 2018 è stato il decimo anniversario dell’entrata in vigore del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, un Testo Unico Normativo che coordina e razionalizza la complessa normativa che riguarda la legislazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

I dati sugli infortuni e l’impatto del D.Lgs. 81/2008

Dopo alcuni anni in cui i dati mostravano un calo degli infortuni, dal 2017 il numero degli infortuni e dei morti sul lavoro è aumentato, e il 2018 è iniziato ancor peggio: le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi tre mesi dell’anno sono già 212. Davanti a questi dati è normale chiedersi quale sia l’impatto del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sull’andamento infortunistico e sulle malattie professionali nel nostro paese.

Difficile dare un giudizio

L’attuale Testo Unico è in grado di garantire idonee tutele in un mercato del lavoro con nuove forme contrattuali e nuove forme organizzative e di produzione? E se dovesse essere modificato, quali direttive bisognerebbe seguire? Il Testo Unico è stato contrassegnato in questi dieci anni da innumerevoli ritardi e proroghe, ricordiamo a titolo esemplificativo, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP) che ha la finalità di fornire dati utili per “orientare, programmare, pianificare e valutare l’efficacia della attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali” e per “indirizzare le attività di vigilanza”, attraverso l’utilizzo integrato delle informazioni disponibili.

Il “Regolamento recante regole tecniche per la realizzazione e il funzionamento del SINP” è arrivato con decreto interministeriale solo il 25 maggio 2016. In relazione al delicato tema della formazione, possiamo ricordare la tardiva revisione dell’Accordo sulla formazione dei responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione (RSPP e ASPP) datata 26 gennaio 2006, arrivata solo il 7 luglio 2016. Inoltre non si possono dimenticare le norme che hanno modificato in questi anni il Testo Unico (ad esempio il D.Lgs. 106/2009), e la mancanza di una serie di importanti decreti attuativi.

Decreti mancanti e semplificazioni

Una relazione della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ci ricorda che siamo in attesa, oltre che dei decreti per l’individuazione dei settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali e di quelli necessari al sistema di qualificazione delle imprese, anche di alcune ulteriori disposizioni che non sono state ancora adottate (vedi riquadro). E se i decreti attuativi non sono mai arrivati, rendendo incompiuto il lavoro di armonizzazione di un “Testo Unico”, sono invece già depositati in Parlamento disegni di legge per una sua semplificazione. Ma siamo sicuri che l’efficacia delle norme dipenda solo dalla loro semplicità e non dalla volontà, dal modo e dai tempi della loro applicazione?

Difficoltà e prospettive future

A rendere ancora più fosche le prospettive future è anche l’ulteriore fase di scollamento di questi ultimi anni caratterizzati dall’assenza del “Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro” (art. 5 del D.Lgs. 81/2008) che riveste una rilevanza strategica, una sorta di cabina di regia dell’intero sistema istituzionale. E anche da un rallentamento delle attività della “Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro” (art. 6 del D.Lgs. 81/2008) che stenta a portare avanti le funzionalità richieste dalla normativa. La stessa Commissione Interpelli, che ha la funzione di rispondere ai quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa, ha sospeso le attività per più di un anno riprendendole solo nel dicembre del 2017. In questa situazione ha poco senso cercare di fare consuntivi sui risultati del Testo Unico che risente di un mondo del lavoro che in questi dieci anni è molto cambiato, e del fatto che il meccanismo che dovrebbe guidare e supportare le politiche di prevenzione, ha tempi non adeguati ai problemi da affrontare. La recente attenzione mediatica per l’incremento degli infortuni sul lavoro ha riportato un po’ al centro dell’attenzione il tema della salute e la sicurezza dei lavoratori e delle difficoltà delle aziende nel tutelarla. L’obiettivo deve essere una sicurezza sinergica che coinvolga aziende, lavoratori e Stato, perché investire in sicurezza e salute, conviene a tutti.

 

Alcuni decreti attuativi mancanti

Normativa relativa alle attività lavorative a bordo delle navi e in tema di trasporto ferroviario (Art. 3, comma 2)

Semplificazione della documentazione e definizione del libretto formativo del cittadino (Art. 3, comma 13-bis)

Individuazione di attività lavorative comportanti rischi particolari (Art. 13, comma 2)

Individuazione di gravi violazioni che legittimano l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale (Art. 14, comma 1)

Con riferimento all’edilizia, uno strumento che consenta la verifica della idoneità delle imprese e dei lavoratori autonomi (Art. 27, comma 1-bis)

Individuazione criteri della prevenzione incendi (Art. 46, comma 3)

• Eliminazione o semplificazione documentazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro (Art. 53, comma 5)

Criteri per individuazione e uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (Art. 79, comma 2)

Verifiche ponteggi e attrezzature (Art. 156)

Pubblicazione elenco sostanze cancerogene (Art. 245, comma 2)

Registro degli esposti ad agenti pericolosi (Art. 280, comma 6) e ad agenti biologici (Art. 281, comma 3)

 

* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999
il primo quotidiano online sulla sicurezza
(www.puntosicuro.it)

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