CdL: e se il futuro fosse l’aggregazione?

Costi in aumento e obblighi normativi costringeranno i professionisti a serie e attente valutazioni per il futuro. Per chi non cambia, poche speranze.

Team of paper chain people in a row holding hands

di Federico Cellini |

Qui non è solo una questione di soldi. Non è l’entrata in vigore della nuova normativa sulla privacy o del GDPR (si salvi chi può). Non è tanto meno colpa dei clienti che, tartassati e bistrattati, chiudono o se ne vanno altrove. Qui è un moderno pot-pourri, composto dalla fusione di più problematiche diverse tra loro come quelle sopraccitate che il Consulente del Lavoro 2.0 si trova ad affrontare quotidianamente e che, nell’immediato futuro, rischiano di complicare sensibilmente l’attività per alcuni e di renderla insostenibile per altri. Partendo dal presupposto che, come insegna qualsiasi corso di economia politico-pratico, ogni cento lire risparmiate sono cento lire guadagnate, oggi lo scoglio più grande che un professionista deve affrontare è il costante aumento dei costi, spesso non direttamente proporzionato ai ricavi che lo studio genera. La concorrenza spesso basata sul “dumping del cedolino” (ergo, prezzo più basso per un quasi conseguente servizio più basso) non si è ancora fermata. Anche il recente ingresso in campo dei “commercialisti del lavoro” complica l’attività di chi in questi anni ha cercato di tutelare la categoria difendendola quotidianamente e portandola nel salotto buono dello Stato con sede “Ministero del Lavoro”.

Chi ha spostato
il mio formaggio?

Vero, già alla fine degli anni Novanta il saggista inglese Spencer Johnson pubblicando il libro “Chi ha spostato il mio formaggio?” ci insegnava, tramite una parabola, che l’ingresso in campo di cambiamenti aspettati o inaspettati può stravolgere i più normali equilibri, cambiamenti che possono avvenire anche nella vita di uno studio professionale; ecco quindi la necessità di percepirli rapidamente, ma soprattutto l’importanza di non subirli passivamente (ndr: grazie SB). Da qui l’utopistica responsabilità che ogni serio professionista si dovrebbe assumere quando si trova di fronte il nuovo cliente/formaggio ponendosi alcune domande introspettive: Perché questo cliente cambia? Il prezzo che gli propongo è allineato con gli standard di mercato? Giustifica la mia preparazione e quella dei collaboratori del mio studio? Un altro valido suggerimento: perché, nel caso di un cliente già attivo, non chiamare il collega che ne seguiva la gestione per capire meglio lo scenario generale in riferimento allo specifico cliente? Questi potrebbero (dovrebbero) essere alcuni dei passi razionali da compiere per un serio professionista. Ma il condizionale, in questo caso, è d’obbligo.I costi fissi in costante aumento, dicevamo? Aggiornamenti professionali e tecnologici, logistica e personale dipendente su cui sono state e saranno investite ore di formazione non retribuita (e spesso nemmeno finanziata), costi fissi e variabili, tasse e varie quote associative. Come disse il principe De Curtis: e io pago!

Una possibile ricetta

Andiamo per ordine e seguiamo la ricetta passo passo. Mettiamoci un ufficio completamente arredato e possibilmente carino, allacciamenti vari e una buona connessione internet, un software di livello, tra quelli offerti dai “Fab Four” (o qualcuno di più), con tutta la dotazione hardware necessaria e un paio di impiegate preparate e ovviamente ben retribuite. Condiamo con una gran quantità di responsabilità legate alla nuova direttiva GDPR, che vede il consulente del lavoro tra le principali vittime sacrificali. Cuciniamo il tutto in decine e decine di ore che ogni anno il professionista deve dedicare per preparare il piatto perfetto di cui è l’unico che si assume tutte le responsabilità. Bene. Tutto è pronto per il rinfresco, ma come dice un vecchio proverbio, “La sposa era bella, peccato piovesse!” Ebbene, spesso il risultato non riesce a rispecchiare quanto meritato. Le ragioni, alcune delle ragioni, sono state elencate in queste righe.

L’aggregazione
tra professionisti

E se alla fine la soluzione (una delle soluzioni) fosse l’aggregazione tra professionisti al fine di dare un prodotto di altissima qualità con differenti specializzazioni, in uno spazio a misura d’uomo sotto casa? Personale preparato a cui il cliente può sempre dare un nome, un software di qualità condiviso, magari patrocinato dall’Ordine Nazionale e dall’Associazione che lo renderebbe anche economicamente più accessibile, come condivisi dovrebbero essere la logistica, il personale dipendente e tutti i costi accessori che uno studio deve affrontare, ma con la concreta possibilità di un confronto pressoché quotidiano tra professionisti (a questo punto verticalmente specializzati) su eventuali problemi riscontrati sul campo. Capisco che in una media provincia ci debbano essere 300, 400, 500 consulenti del lavoro… ma serve veramente lo stesso numero di studi professionali, talvolta micro studi professionali? E le opportunità a carattere di finanziamento pubblico e non? La possibilità di un più strutturato studio aggregato tra professionisti aprirebbe scenari e opportunità a oggi inaccessibili anche in questa ottica.

Un film già visto

Questo è un film già visto in altri settori, in altri mercati, ma un film già visto. Prendiamo ad esempio la distribuzione di prodotti alimentari, che oggi offre tre differenti opportunità: la Gdo, (cioè la grande distribuzione organizzata) dove trovi tutti i prodotti di largo consumo e di marche rinomate, i discount (tanti prodotti, ma di qualità magari appena sufficiente) e, infine, la gastronomia! Il vecchio negozio sotto casa che è sopravvissuto e si è evoluto allargando la propria offerta, dove si parla con i responsabili/titolari, e dove si conoscono le commesse (chi conosce il nome della cassiera dell’Esselunga?), dove sai che trovi dal formaggio di Fossa al Pata Negra e dove, se lo chiedi, ti suggeriscono pure una ricetta per fare una cena ad effetto per gli amici! Forse è vero, il rischio è: tutti contenti nessuno contento. Ma esiste l’alternativa più democratica: contento te contenti tutti! L’alternativa? Un moderno e italico Jeff Bezos capace di catalizzare tutto il mercato in un Amazon del cedolino: trovi tutto e lo paghi meno.

Più che Amazon, Ammazza!

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