C’è voglia di formazione, ma c’è ancora da imparare

Con una quota dell’8,3% di popolazione adulta che partecipa ad attività formative, l’Italia si posiziona, secondo l’ultimo rapporto Anpal sulla formazione continua, in sesta posizione, avvicinandosi alla media europea del 10,8%.

La popolazione adulta che partecipa ad attività di istruzione e formazione in Italia si attesta ad oltre l’8% (circa 2,7 milioni di persone su 32,9 milioni di potenziali interessati) portando l’Italia ad avvicinarsi alla media dell’Unione Europea del 10,8%, con un valore di poco inferiore a quello della Germania (8,5%).  È quanto emerge dal XVIII Rapporto sulla Formazione continua in Italia (relativo al periodo 2016-2017),

presentato a Roma dall’Anpal che mostra un quadro positivo per il nostro Paese con l’Italia che appare in una fase di recupero, con un numero di imprese formatrici che raggiunge ormai il 60%. Nel confronto europeo, negli ultimi venti anni, le imprese italiane sono quelle che, insieme a Portogallo e Spagna, hanno avuto il più elevato incremento del tasso di incidenza di imprese formatrici.

Domina la formazione in aula, ma cresce quella a distanza

Con riferimento alle modalità formative, i tradizionali corsi d’aula rappresentano ancora la metodologia più diffusa con il 52,3%, seguita dal training on the job utilizzati dal 28% e dalla partecipazione a seminari, convegni e workshop, preferiti dal 26,7%.

Tra le metodologie formative per cui si riscontra la crescita più rilevante troviamo la formazione aperta e a distanza, passata dal 6,4% del 2010 al 12,3% del 2015.

Interessante anche il dato relativo al piano delle risorse: nel 2017 i finanziamenti destinati alla formazione continua sono stati intorno ai 700 milioni. I 19 Fondi Paritetici Interprofessionali operativi hanno registrato un numero di adesioni crescente, seppure in misura minore rispetto al passato. Il totale delle imprese aderenti ai Fondi per dipendenti è di circa 1 milione, su circa 10,6 milioni di lavoratori.

Un progetto comune di integrazione

“Dobbiamo far cambiare pelle alla formazione” ha detto il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte durante la presentazione del Rapporto “perché serve una discontinuità con il passato, in modo tale da superare l’eccessiva frammentazione che caratterizza il sistema. Serve un progetto comune di integrazione. Al tempo stesso, è necessario sburocratizzare la formazione continua, ponendo una maggiore attenzione alla valutazione dei percorsi formativi, cioè a verificare la loro coerenza, efficacia e impatto”.

Il Direttore generale dell’Anpal Salvatore Pirrone da parte sua ha invece sottolineato come sia la prima volta che il Rapporto di monitoraggio sulla Formazione continua venga realizzato dell’Anpal: “Il fatto che alcune funzioni di ricerca siano state incorporate nell’Agenzia è essenziale per avere a disposizione un patrimonio conoscitivo che permetta di valutare l’efficacia delle politiche attive del lavoro e di avere dati che aiutino a capire come migliorarle”.

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