L’abolizione del Cnel e gli spazi di democrazia

Nonostante le riforme e le ripetute indicazioni politiche, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro rischia ancora una volta di essere chiuso. In difesa arrivano le parti sociali.

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Villa Lubin, sede del CNEL

“Labolizione del Cnel, come prevede in prima lettura la riforma costituzionale approvata in Commissione Affari Costituzionali del Senato, può restringere gli spazi di democrazia e di partecipazione delle parti sociali nel nostro Paese, che la Carta Costituzionale aveva previsto proprio a garanzia del ruolo indispensabile delle associazioni di rappresentanza nella vita democratica, bloccando anche il processo di autoriforma avviato per rafforzarne la funzione consultiva rispetto al Governo, alle Camere e alle Regioni”.

È quanto si legge in un comunicato congiunto di Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Cia, Confagricoltura, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti, Confetra, Confitarma, Acli, Arci, Mcl e Compagnia delle Opere.

“Siamo convinti” prosegue il comunicato congiunto delle parti sociali “che il Cnel possa svolgere un ruolo utile per il Paese nell’attuale contesto, in cui alle richieste di ampliamento della partecipazione popolare alla vita democratica si accompagnano istanze di coesione e giustizia sociali, che possono trovare risposte adeguate anche attraverso un rinnovato protagonismo dei corpi intermedi. La presenza nel Cnel di tutte le maggiori organizzazioni rappresentative dei lavoratori, delle imprese e del terzo settore” conclude il comunicato “lo caratterizza come strumento di proposta, confronto e dialogo sociale, così come peraltro garantito in tutti i Paesi dell’Unione Europea”.

La difesa del ruolo del Cnel

In difesa del ruolo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è intervenuta anche Confprofessioni con il presidente Gaetano Stella. “La soppressione del Cnel è un gravissimo errore di strategia politica che impoverisce l’economia e il mercato del lavoro del nostro Paese”.

Stella rilancia con forza l’appello delle parti sociali contro l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, come prevede in prima lettura la riforma costituzionale approvata in Commissione Affari Costituzionali del Senato, e rivendica con fermezza l’intensa attività svolta nell’ultimo anno dalla Consiliatura presieduta dal professor Tiziano Treu, a cominciare dal disegno di legge sul welfare dei lavoratori autonomi, avviato dalla Consulta sul lavoro autonomo e le professioni, presieduta da Stella.

“Le forze politiche devono prendere atto che oggi il Cnel è uno spazio di confronto tra i tradizionali mondi della rappresentanza e i nuovi modelli della domanda sociale ed è una risorsa essenziale per la democrazia e la coesione sociale del nostro Paese”.

Secondo il presidente Tiziano Treu, “Il Cnel è la casa della partecipazione. L’esistenza del Cnel quale luogo di confronto e azione della rappresentanza sociale è espressione del principio costituzionale su cui si fonda il modello italiano al pari degli altri paesi europei che prevede oltre alla democrazia rappresentativa, la partecipazione della società organizzata alla definizione dei grandi indirizzi sociali e economici. Non a caso in 21 paesi dell’Unione è presente un organismo analogo di rappresentanza delle forze produttive e sociali e che presso le istituzioni europee operi il Comitato economico e sociale europeo con funzioni di rappresentanza e consulenza per il Parlamento, la Commissione è il Consiglio”.

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