Imprese in cerca di conoscenze e competenze

Un terzo delle imprese italiane manifesta la necessità di aggiornare le competenze delle figure professionali impiegate. I dati dell’indagine Pec-Inapp su fabbisogni professionali e competenze rivelano che le principali necessità formative si ritrovano nel settore dei servizi e nella manifattura ad alto contenuto tecnologico.

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Conoscenze e competenze

di Greta Gironi |

L’aggiornamento delle competenze della forza lavoro è essenziale affinché le imprese si adattino alle trasformazioni socio-economiche, organizzative e tecnologiche in corso, traendone tutti i possibili vantaggi.

Le innovazioni di processo e di prodotto non possono aver luogo senza profili professionali capaci di interagire con le nuove tecnologie e le innovazioni organizzative che ne conseguono. In questo contesto, la capacità delle imprese di valutare lo stato delle competenze di cui dispongono e il loro fabbisogno di aggiornamento, e quindi di formazione, può rivelarsi determinante.

Una necessità di formazione diffusa

La terza edizione dell’indagine “Professioni e Competenze nelle imprese” elaborata da Pec-Inapp, rivela, prima di tutto, che il 35,2% delle imprese ha dichiarato di avere in azienda “almeno una figura per cui si registra un fabbisogno da soddisfare nell’arco dei prossimi mesi con specifiche attività di aggiornamento”.

Dato questo in crescita significativa rispetto a quello registrato tre anni prima nella precedente edizione dell’indagine. Sempre dall’indagine risulta che i fabbisogni più elevati si registrano nei servizi e nei segmenti della manifattura a più alta intensità tecnologica, ma sono rilevanti anche nell’ambito dei servizi che riguardano le attività di istruzione, sanità e servizi alle persone.

I gruppi professionali maggiormente interessati da un bisogno di aggiornamento delle competenze sono le professioni tecniche, quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, gli operai specializzati e le professioni esecutive nel lavoro d’ufficio.
Per quanto riguarda invece le tipologie dimensionali delle aziende, le piccole e medie imprese manifestano più difficoltà nel riuscire a prefigurare i propri fabbisogni e nell’articolare strategie per l’aggiornamento delle competenze della forza lavoro.

Al contrario, le aziende medio-grandi mostrano di percepire con maggiore facilità i fabbisogni di aggiornamento delle competenze da soddisfare con nuove attività formative.
La necessità di aggiornare conoscenze e competenze dei lavoratori si distribuisce in modo diversificato tra i settori produttivi. I settori maggiormente interessati sono quelli relativi a Istruzione, sanità e servizi alle persone; comunicazione, attività finanziarie e altri servizi alle imprese; chimica, farmaceutica e plastica; elettronica; energia, acqua e rifiuti e metalmeccanica.

L’indagine Pec-Inapp fotografa anche la localizzazione geografica dei fabbisogni; sono soprattutto le aziende del Nord a esprimere la necessità di aggiornare le conoscenze dei propri dipendenti. Il dato più alto si registra nel Nord-Est con il 36,5% delle imprese che reputa necessario ricorrere a nuove attività formative per soddisfare nuovi fabbisogni, e nel Nord-Ovest (36,3%).

Le percentuali più basse sono registrate al Sud (34,5%) e al Centro (33,5%). Le professioni che registrano le esigenze più forti di aggiornamento sono quelle riconducibili alle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, degli artigiani, operai specializzati e agricoltori, delle professioni esecutive nel lavoro di ufficio e delle professioni tecniche.

Competenze e conoscenze necessarie

Scendendo nel dettaglio dei fabbisogni di competenze e conoscenze, l’indagine Pec-Inapp evidenzia come le necessità di aggiornamento maggiori riguardino le competenze (le skill) piuttosto che le conoscenze disciplinari.

Le carenze evidenziate dalle imprese in termini di skill riguardano le competenze relative al problem solving, la capacità di pianificare l’utilizzo delle risorse e le abilità di tipo tecnico. Inoltre, una significativa necessità di aggiornamento è segnalata per quanto riguarda le competenze di tipo comunicativo e relazionale.

I macro-ambiti disciplinari identificati come maggiormente bisognosi di aggiornamento sono: la gestione di impresa, le scienze ingegneristiche e tecnologiche, che contraddistinguono le professioni artigiane, operaie e i conduttori di impianti.

I fabbisogni di aggiornamento di conoscenze relative al processo di produzione si concentrano sulle professioni artigiane e operaie, mentre emerge in modo molto netto un gap trasversale a tutte le professioni relativamente alle scienze umanistiche, con una forte indicazione di fabbisogno di conoscenza della struttura e dei contenuti della lingua italiana e di una lingua straniera.

Fattori di attenzione

Ciò che emerge dall’analisi dei dati è in primo luogo il fatto che la capacità di adattarsi in modo efficace ai grandi processi di cambiamento in corso richiede sempre più da parte delle imprese un adeguamento in termini di dotazione di competenze e di organizzazione. In secondo luogo questo fabbisogno implica la necessità di fornire alle imprese politiche e sistemi della formazione in grado di sostenere il processo di adeguamento e rafforzamento delle competenze.

Da segnalare anche il fatto che la concentrazione dei fabbisogni nel settore dei servizi e nella manifattura ad alto contenuto tecnologico indica come i fabbisogni di aggiornamento siano strettamente connessi al processo di cambiamento tecnologico. Da questo punto di vista, le politiche di stimolo all’introduzione di innovazioni dovrebbero accompagnarsi a strumenti che favoriscano un complementare rafforzamento delle competenze dei lavoratori.

Infine, le difficoltà delle Pmi nell’analizzare in modo strutturato i propri fabbisogni a fini strategici mettono in luce la fragilità di un segmento rilevante del nostro sistema economico. A fronte delle diffuse paure circa l’impatto distruttivo delle nuove tecnologie sull’occupazione, una larga parte del sistema produttivo italiano sembra attestarsi su una posizione di distanza dalla frontiera tecnologica: questo elemento potrebbe determinare il paradosso di una disoccupazione derivante non da una tecnologia che sostituisce il lavoro, ma dalla scarsa adozione delle nuove tecnologie.

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