La ripresa della Liguria passa dal lavoro

Un territorio che ha reagito alla tragedia del ponte Morandi con determinazione e coraggio, dove le imprese e l’occupazione, come ha spiegato Gianni Berrino, Assessore al Lavoro e alle Politiche attive dell’occupazione, sono tornate a crescere.

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Gianni Berrino Regione lIguria

di Laura Reggiani |

Sbloccare i cantieri, incentivare le imprese che assumono, migliorare la qualità del turismo e valorizzare il territorio, continuare a investire nelle politiche attive del lavoro e della formazione.

Sono queste alcune delle soluzioni che, per Gianni Berrino, Assessore al Lavoro e alle Politiche attive dell’occupazione, possono favorire lo sviluppo occupazionale di una regione come la Liguria che nell’ultimo anno ha dovuto affrontare i pesanti effetti del crollo del ponte Morandi, reagendo con determinazione e coraggio, come dimostrano gli ultimi dati che evidenziano una ripresa significativa delle imprese e dell’occupazione su tutto il territorio e in modo particolare a Genova.

È d’obbligo iniziare con la tragedia del Ponte Morandi. Qual è stato l’impatto dal punto di vista occupazionale? Quali le misure messe in atto?

Il crollo del ponte Morandi ha danneggiato profondamente il settore economico della Liguria ma, fortunatamente, gli effetti sull’occupazione sono stati meno drammatici del previsto e legati principalmente all’incertezza che, ancora oggi, incontrano tante aziende nel programmare il proprio l’impegno in una regione caratterizzata, da sempre, da difficoltà infrastrutturali dovute alla particolare conformazione del territorio, a cui si è aggiunta questa tragedia di proporzioni enorme.

Per farvi fronte la Regione, in questa delicata fase, ha implementato numerose misure. Prima di tutto l’assunzione di nuove persone per avviare le pratiche di sussidio riguardanti il sostegno al reddito previsto dall’art. 4 del Decreto Genova, con cui si è cercato di arginare le perdite delle aziende a seguito del crollo del ponte e del conseguente deficit infrastrutturale. Poi l’attivazione dello smart working per i dipendenti della Regione, che ha rappresentato un valido supporto operativo per far fronte a una situazione critica, permettendo, in situazioni di disagio dovute al crollo del ponte, di lavorare da casa per due giorni alla settimana. Infine, la realizzazione di una campagna di comunicazione basata su una nuova immagine della Liguria e sulla valorizzazione del territorio, a supporto dei futuri investimenti.

Il ponte ha rappresentato sicuramente un evento negativo, ma il tessuto produttivo locale ha risposto bene, come confermano i risultati dei primi tre mesi del 2019 che mostrano una significativa crescita delle imprese e degli occupati, certificando come la Liguria stia attraversando una fase sovracongiunturale.

Nel 2018 la situazione occupazionale in Liguria ha tenuto. Quali sono a livello territoriale le aree e i settori su cui puntare per un ulteriore sviluppo?

La crescita occupazionale dell’1% in Liguria è un dato di cui vado orgoglioso. È cresciuta l’occupazione che riguarda la componente femminile e quella nel terziario, trainato dal turismo. Turismo che rappresenta il settore strategico per il futuro della Liguria e per cui molto è già stato fatto in questi anni.

Penso ad esempio al Patto per il Lavoro nel Turismo, siglato lo scorso anno con i sindacati, molto apprezzato dagli addetti ai lavori, che ci ha permesso di rispondere efficacemente ai problemi posti dal processo di destagionalizzazione attraverso l’erogazione di bonus occupazionali che favoriscono la costituzione di rapporti a tempo indeterminato o qualora di carattere stagionale, di almeno 8 mesi. Ad oggi sono stati firmati oltre 900 contratti, per un totale di quasi 3 milioni di euro di contributi erogati; un formidabile attestato delle capacità di questo provvedimento di dare una risposta alle più pressanti esigenze degli operatori del turismo.

Sempre in quest’ottica abbiamo attuato una riforma delle qualifiche professionali, introducendo nuove professioni, come la guida ambientale in bicicletta e la guida per il whale watching, che porteranno nuovi sbocchi occupazionali e una ulteriore valorizzazione del nostro territorio. Nei prossimi mesi ci aspettiamo, inoltre, un nuovo sviluppo occupazionale nell’ambito dell’edilizia, trainato dalla varie attività legate alla ricostruzione del ponte Morandi.

Politiche attive per il lavoro. Quali sono i programmi per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro? Quali quelli invece a supporto dei più anziani?

La nostra strategia per le politiche attive vale quest’anno oltre 20 milioni e si articola in tre linee di intervento: assistenza per la ricerca attiva del lavoro, per aumentare l’occupabilità delle persone e per incentivare i datori di lavoro ad assumere persone disoccupate o svantaggiate.

Per favorire l’accesso dei giovani al lavoro, da quando la Giunta si è insediata abbiamo messo in campo due edizioni di Garanzia Giovani, stanziando oltre 30 milioni di euro. La seconda appena partita, che prevede un investimento di circa 13 milioni di euro, è stata studiata per aumentare la percentuale di fondi a sostegno delle imprese che si impegnano ad assumere i cosiddetti Neet, giovani under 30 che non studiano e non lavorano.

Per favorire l’occupazione dei più adulti è in atto ormai dal 2016 il Progetto Over 60, nato nel 2017 come linea particolare del piano Over 40, rivolto a disoccupati oltre i 60 anni di età che non percepiscono alcun ammortizzatore sociale e che non sono in possesso dei requisiti per la pensione. Lavoratori che possono vantare esperienze spendibili, ma che nella situazione attuale del mercato del lavoro hanno difficoltà a trovare un nuovo impiego. Delle loro competenze beneficiano le amministrazioni locali, spesso piccoli comuni, che li impiegano in lavori di pubblica utilità, legati al decoro urbano, grazie allo stanziamento di 1,7 milioni di euro.

Da segnalare anche la recente misura Fast (Fondo Anticrisi per il Sostegno Territoriale), per cui sono previsti 1,3 milioni di euro, dedicata al ricollocamento dei lavoratori espulsi attraverso procedure di licenziamento collettivo o a seguito di Cassa Integrazione.

I Centri per l’Impiego si trovano ad affrontare anche il Reddito di Cittadinanza. Qual è la situazione nella sua Regione? Ci sono sinergie con le Agenzie per il Lavoro private?

Già prima che il Reddito di Cittadinanza fosse concepito stavamo lavorando per trasferire i Cpi sotto la giurisdizione regionale, per poterne controllare al meglio l’efficienza e gli standard lavorativi.

Oggi la situazione dei 15 Cpi presenti sul territorio ligure, in cui operano circa 200 addetti, che saranno potenziati a breve con circa 80 nuovi assunti, è ordinata e presenta anche qualche fiore all’occhiello, ad esempio nel collocamento mirato delle categorie protette o nello svolgimento delle procedure per i lavoratori transfrontalieri. Con questa organizzazione stiamo fronteggiando nel modo adeguato anche le complesse procedure che coinvolgono i beneficiari del Reddito di Cittadinanza.

Ai Cpi proprio recentemente abbiamo affiancato gli oltre 30 Enti Accreditati per le politiche attive del lavoro, una concorrenza tra pubblico e privato che sicuramente porterà un cambio di passo e dei benefici, anche se rimane come punto debole la scarsa fiducia che le aziende hanno nei confronti di queste realtà.

Sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Quali sono le azioni che avete implementato?

La sicurezza sul lavoro è da sempre un tema prioritario nella mia agenda di assessore. Da anni è in atto una collaborazione con Inail Liguria finalizzata non solo alla prevenzione e al miglioramento della salute sui luoghi di lavoro, ma soprattutto al reinserimento sociale e lavorativo di chi è rimasto vittima di infortunio sul lavoro e dei lavoratori tecnopatici.

Nei prossimi mesi verrà inoltre sottoscritto un documento con i sindacati a supporto della sicurezza sul lavoro. Anche se i dati che ci pervengono confermano che dal punto di vista della sicurezza abbiamo svolto un buon lavoro, questo certamente non è sufficiente e deve essere accompagnato da una maggiore sensibilità da parte delle imprese.

Si parla molto di “skill mismatch”. Cosa si può fare di più per colmare il divario tra le professionalità richieste e quelle disponibili?

È all’ordine del giorno la notizia, purtroppo paradossale, di una significativa domanda di lavoro specializzata ben retribuita che non viene però soddisfatta. Non voglio dire che la disoccupazione sia dovuta solo a una offerta di lavoro non conforme alle esigenze delle imprese, ma non si può negare che spesso abbia una incidenza significativa.

Anche in Liguria ci sono settori in cui l’incontro tra domanda e offerta di lavoro è difficile, penso ad esempio all’ambito delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, di cui Genova è centro di eccellenza, che fa fatica a trovare giovani laureati in grado di coprire quei posti, oppure al settore delle lavorazioni navali, dove le imprese lamentano la carenza di specifiche professionalità.

Per colmare questo divario l’unica strada percorribile è quella della formazione professionale, al centro di diversi progetti di politiche attive che prevedono lo stanziamento di fondi per corsi e tirocini professionali che permettono ai lavoratori di rispondere efficacemente alla domanda di lavoro specializzato. In quest’ottica in Garanzia Giovani 2.0 abbiamo inserito un bando specifico per la formazione delle professioni turistiche.

Concludiamo parlando di Decreto Dignità, Reddito di Cittadinanza e degli effetti sul mercato del lavoro. Avete riscontrato qualche conseguenza?

Non sono contrario alla lotta al precariato e l’ho dimostrato stabilizzando oltre 100 dipendenti regionali prima precari. Qualche effetto negativo del Decreto Dignità però già lo abbiamo verificato, soprattutto su quei contratti che una volta venivano rinnovati di anno in anno e che oggi invece, data la difficoltà delle imprese a prendere impegni a lungo termine, sono bloccati.

Sono convinto che a fine stagione sperimenteremo purtroppo anche gli effetti negativi del Reddito di Cittadinanza che diventando più competitivo del reddito di un lavoro stagionale porterà alla perdita di alcuni posti. Sono contrario al Reddito di Cittadinanza, non perché non sia corretto offrire un supporto economico a chi davvero non arriva a fine mese, ma perché si tratta sostanzialmente di una misura assistenziale, che tra l’altro non va a colpire chi è davvero povero, e che non presenta nessun aspetto di politica attiva del lavoro. I 7 miliardi di euro stanziati si sarebbero potuti utilizzare in modo diverso: offrendo alle imprese che assumono detassazioni per abbattere il costo del lavoro o facendo ripartire i cantieri per i lavori pubblici creando un volano economico. Ritengo un azzardo pensare che con il solo obbligo di spesa del Reddito di Cittadinanza si possa creare ricchezza e posti di lavoro. Ma sono pronto a ricredermi se non sarà così.


Chi è Gianni Berrino

Gianni Berrino Regione LiguriaAvvocato, sanremese, Giovanni Berrino è impegnato politicamente dai tempi del liceo: risale al 1984 la sua prima candidatura alle comunali con il Msi. Nelle file di Alleanza Nazionale, dal 1995 al 2003 è stato vicesindaco di Sanremo. Berrino è entrato in Fratelli d’Italia nel 2012. Nella giunta regionale ligure guidata da Giovanni Toti ricopre le seguenti deleghe: Lavoro e politiche attive dell’occupazione, Trasporti, Rapporti con le organizzazioni sindacali, Promozione turistica e marketing territoriale, Organizzazione e personale, Tutela dei consumatori.


 

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