Welfare aziendale, un nuovo mercato con nuovi attori

Sono molti i fattori che hanno portato allo sviluppo del Welfare Aziendale; tra questi va sottolineato l’importante ruolo svolto dai Provider.

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di Giovanni Scansani* |

Negli ultimi anni il Welfare Aziendale ha conosciuto una vera e propria riscoperta grazie a una serie di concomitanti fattori sostanzialmente ascrivibili al processo di profonda trasformazione che il lavoro e le relazioni industriali stanno vivendo in questa fase.

La diffusione del Welfare Aziendale va di pari passo con la definizione di nuovi modelli organizzativi e produttivi, a loro volta espressione di altre trasformazioni che si stanno manifestando sul piano più generale (economico, tecnologico e demografico) cui si associano anche le difficoltà che il sistema di Welfare State sta incontrando nel dare risposte a tradizionali e nuovi bisogni che emergono nella società contemporanea proprio come conseguenza delle trasformazioni appena ricordate.

Sul piano operativo, invece, la dimensione e l’intensità della riscoperta del Welfare Aziendale ha generato un vero e proprio mercato nel quale risultano attivi soggetti diversissimi per origine, strategia e funzione, ma che nel loro insieme identificano un nuovo settore: quello della progettazione e della realizzazione di servizi di supporto gestionale ai programmi di Welfare Aziendale.

I fattori di sviluppo del Welfare Aziendale

Tra i molti i fattori che stanno sostenendo lo sviluppo del welfare d’impresa possiamo ricordare:

  • il favor normativo (fiscale e previdenziale) associato all’estensione della tipologia dei servizi che possono convenientemente rientrare nella people strategy delle imprese;
  • la trasformazione dello scambio sotteso al rapporto di lavoro (sempre meno solo monetario e sempre più “sociale” e aperto a sistemi di total reward); 
  • la modernizzazione delle relazioni industriali nel cui alveo il Welfare Aziendale pienamente s’inserisce (essendo stato previsto anche da alcuni importanti contratti collettivi nazionali); 
  • la diffusione della cultura del benessere (individuale e organizzativo) sia tra gli imprenditori e gli HR manager, sia tra i rappresentanti sindacali (ormai aperti a includere in contrattazione anche questa voce); 
  • la cosiddetta “welfarizzazione” del Premio di Risultato che, pur con alcuni limiti, ha dato la stura alla diffusione del fenomeno su una scala altrimenti difficilmente raggiungibile in così breve tempo.

Ma c’è un ulteriore fattore – non ultimo per importanza e non sempre debitamente evidenziato – che dev’essere sottolineato per l’apporto che ha saputo dare sul piano tecnologico e organizzativo allo sviluppo del Welfare Aziendale contemporaneo: alludiamo al ruolo che hanno avuto (e continueranno ad avere) i cosiddetti Provider.

Ad essi va il merito di aver realizzato rilevanti semplificazioni operative offerte sia alle imprese (tanto quelle datrici di lavoro, quanto quelle impegnate nell’erogazione dei singoli servizi prescelti dai lavoratori), sia agli stessi lavoratori destinatari di Piani di Welfare Aziendale o anche di più semplici programmi di flexible benefit trasformati entrambi, nella loro fase esecutiva e gestionale, in un processo digitalizzato e allineato alla fase “4.0” che sempre più sta caratterizzando l’organizzazione d’impresa e alla quale non poteva certo sottrarsi il people management (già investito, del resto, da alcune innovazioni tecnologiche che stanno impattando tradizionali attività HR come il recruiting, la formazione e l’assessment).

Gli operatori del Welfare Aziendale

Ma cosa fa esattamente un Provider? Con questo termine si individuano gli operatori che dispongono di portali web con i quali si realizza la gestione operativa e la rendicontazione dei diversi possibili interventi di Welfare Aziendale.

Il portale mette a disposizione dei lavoratori un menu di beni e servizi coerente con il contenuto del Piano di Welfare Aziendale alla cui fruizione si può accedere anche tramite appositi welfare voucher generati dal portale stesso (utilizzabili in maniera digitale o fisica).

L’accesso ai servizi avviene nei limiti di un “Conto Welfare” virtuale acceso sulla piattaforma, ossia fino alla capienza massima del budget individuale previsto dall’azienda (on top sulla retribuzione, oppure nei limiti di quanto eventualmente previsto dal Ccnl applicabile o come risultato della conversione – totale o parziale – del Premio di Risultato o, infine, come mix di queste diverse fonti istitutive).

Oltre alla categoria dei Provider, la diffusione delle prassi di Welfare Aziendale ha attirato un numero crescente di altri operatori in grado, anch’essi, di offrire soluzioni capaci di ottimizzare la fruizione e la gestione di alcuni servizi previsti dai Piani di Welfare. Nell’ambito dei servizi di supporto al Welfare Aziendale, infatti, rientrano pienamente anche altre formule operative che per la loro specificità e non ponendosi in concorrenza diretta con il core business dei Provider, sono spesso da questi ultimi incorporate nelle piattaforme web nelle quali quelle formule figurano come plus destinati ad ampliare la complessiva offerta di servizio dei Provider stessi.

Questi ulteriori servizi sono quelli proposti, ad esempio, dalle società che emettono buoni benzina, buoni acquisto (cartacei o digitali), gift card e voucher di vario tipo o che, attraverso soluzioni tecnologiche anch’esse web-based o tramite App, offrono i più svariati servizi in grado di animare i Piani di Welfare Aziendale senza, però, assumerne l’intera gestione (si tratta di società che offrono servizi domestici, sanitari, ricreativi, culturali, sportivi e di conciliazione vita-lavoro).

Un panorama differenziato

Il panorama, dunque, è ampio e assai differenziato (complessivamente sono attivi oltre 100 player a vario titolo legati alla domanda di soluzioni operative per il Welfare), ma al fine di ricostruire le dinamiche e le dimensioni di questo vero e proprio nuovo mercato è utile concentrarsi sui soli Provider.

Ciò è giustificato dal fatto che si tratta di realtà che con i loro servizi (e spesso assorbendo nella loro offerta anche quelli dei restanti player di cui si è detto poc’anzi) gestiscono ormai tra i 700 e gli 800 milioni di euro, volume corrispondente al valore del Welfare Aziendale transato annualmente da almeno 1,5 milioni di lavoratori registrati sui diversi portali.

Una platea rilevante che, peraltro, non esaurisce il numero complessivo dei beneficiari del Welfare Aziendale, sia perché i servizi messi a disposizione dei lavoratori possono, in molti casi, essere destinati anche ai componenti del loro nucleo familiare, sia (e soprattutto) perché molto Welfare Aziendale non è (ancora?) intermediato dai portali, ma è gestito direttamente dalle stesse aziende che lo hanno introdotto.       


* Giovanni Scansani è co-founder e amministratore unico di Valore Welfare srl, società di consulenza per la definizione e l’implementazione di modelli di Welfare Aziendale.

L’analisi sul mercato del Welfare proseguirà sul prossimo numero con una dettagliata analisi delle diverse tipologie di Provider e del loro approccio.


 

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